Boreas: miti (e misteri) del vento che feconda, dall’antica Grecia al Rinascimento

La mitologia del dio del vento Borea è ricca di episodi interessanti, sia che aiuti gli Ateniesi a sconfiggere la flotta molto più potente dei Persiani o che rapisca e ami la figlia di un re. Approfondendo la simbologia di questo secondo episodio, si imbocca un cammino che porta molto lontano: fino al dogma del concepimento verginale di Maria e a un interessante dettaglio della “Primavera” di Botticelli.

PODCAST: l’uomo è una bolla (Homo bulla est)

A partire dal Rinascimento il motivo iconografico delle bolle di sapone si afferma come simbolo del carattere incerto ed effimero della vita umana, accanto ad altri elementi tipici delle “nature morte”, come il teschio, la clessidra, i fiori che appassiscono… Alla base di questa immagine c’è un antico proverbio — “l’uomo è una bolla — ben attestato negli autori greci e latini.

PODCAST: Abbracciare fantasmi ai tempi della DAD (didattica a distanza)

L’episodio si incentra sulla famosa immagine dell’eroe che, giunto all’Ade, cerca vanamente di abbracciare l’ombra di un caro estinto: Odisseo ci prova con la madre, Enea con la moglie e con il padre, Dante con l’amico Casella. Qualcosa di questa immagine pare talvolta riaffiorare oggi, nella sua metamorfosi tecnologica, in relazione alle complesse situazioni create dalla DAD: la didattica a distanza.

PODCAST: La leggenda dell’uomo che aveva perso il sorriso

Le mascherine hanno cancellato dai nostri volti il sorriso, lasciando l’incognita su ciò che apparirà sulle nostre labbra quando potremo toglierle. Questo è lo spunto per qualche riflessione sull’importanza del sorriso nelle varie epoche e culture — più volte negata, a dire il vero, che riconosciuta; e per parlare, al contrario, di alcuni sorrisi che hanno cambiato la storia.

Pavese nello specchio di Orfeo

Il classicista

Non so quanto siano ancora letti i Dialoghi con Leucò, capolavoro di Cesare Pavese pubblicato nel 1947; quanto, per esempio, i professori ne consiglino la lettura ai loro studenti. Per ovvi motivi non sarà come fino al XX secolo, che quel libricino era irrinunciabile nella biblioteca di un intellettuale (e ancora questo termine non era così fuori corso e tedioso).

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La verità, ditemi, sulle “grottesche”

Rileggendo il capolavoro di Michail Bachtin su “L’opera di Rabelais e la cultura popolare“, a un certo punto — fra maschere carnevalesche, buffoni, corpi grotteschi, banchetti pantagruelici e disumani e poi, a profusione, bocche e altre parti anatomiche spalancate e provocanti — mi sono ritrovato davanti al mondo meraviglioso e incantato delle “grottesche”. Continua a leggere “La verità, ditemi, sulle “grottesche””

L'”homo bulla” nel Satyricon di Petronio

C’era una volta un post — tanto tempo fa — in cui raccontavo il fascino di un libro dedicato a quel tipo specifico di natura morta (o meglio “vanitas”) definito “homo bulla” dagli storici dell’arte: le rappresentazioni pittoriche o a stampa, cioè, in cui la caducità della vita umana veniva simbolicamente rappresentata dalla vita breve, fragile e illusoria delle bolle di sapone. Continua a leggere “L’”homo bulla” nel Satyricon di Petronio”

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