Le lacrime dell’eroe: da Odisseo a Neymar Junior

Riconoscete il giocatore in primo piano nella foto?Ai Mondiali di Calcio del 2014 in Brasile Neymar Junior, eroe della nazionale verde-oro, fu inquadrato a lungo dalle telecamere prima della partita contro il Messico mentre si commuoveva durante l’esecuzione dell’inno nazionale.
Il giorno dopo, da tutto il mondo, sui media e via web, arrivarono molte critiche a quelle lacrime.
Beh, cosa aveva fatto di tanto grave, il povero Neymar ? Semplice: aveva infranto una legge non scritta della nostra cultura, secondo cui un uomo – un “vero uomo” – non deve piangere, perché il pianto è un’espressione di debolezza e dunque adatto, casomai, al genere femminile.

Per quanto sembri strano, questo tormentone dell’estate scorsa mi è tornato in mente riflettendo su un aspetto sorprendente della struttura dell’Odissea; e cioè su come (e quando) Omero fa entrare in scena l’eroe del poema.
Sì, perché, prima di mostrarci Odisseo in presa diretta, per così dire, e non nei ricordi e nei discorsi degli altri, Omero ci fa attendere moltissimo: tutta la Telemachia e oltre. Soltanto nel quinto libro, infatti, Zeus ordina a Hermes di andare ad Ogigia, l’isola di Calipso, e convincere quest’ultima a lasciare che l’eroe riprenda il mare verso Itaca. Soltanto adesso, appunto, nel momento in cui Calipso va a comunicargli la novità, il lettore entra in contatto diretto con Odisseo.

Odisseo e Calipso
A. Böcklin – Odisseo e Calipso

E qui lo attende una grande sorpresa: quando entra in scena davanti al suo pubblico lo spietato guerriero, l’intrepido viaggiatore ha gli occhi pieni di lacrime.

“Lo trovò seduto sul lido: i suoi occhi non erano mai asciutti di lacrime, passava la dolce vita piangendo il ritorno, perché ormai non gli piaceva la ninfa. Certo la notte dormiva, anche per forza, nelle cave spelonche, senza voglia, con lei che voleva; ma il giorno, seduto sugli scogli e sul lido, lacerandosi l’animo con lacrime, lamenti e dolori, guardava piangendo il mare infecondo.”

Il pianto, in effetti, non sembra costituire un tabù per gli eroi omerici. Odisseo verserà lacrime anche in altre occasioni del suo lungo viaggio e chi non ricorda il pianto disperato di Achille davanti al cadavere di Patroclo? Eppure, davanti al mare di Ogigia, le lacrime hanno un significato particolare proprio perché, come dicevo, questa è l’entrata in scena di Odisseo: il momento magico, cioè, in cui si presenta al suo pubblico, lasciando su di esso una prima (e decisiva) impressione.
Il che ci riporta a Neymar da Silva Santos Junior.
In quella narrazione gestuale che è una partita di calcio, infatti, il solenne momento dell’inno non equivale all’entrata in scena dei protagonisti? È logico, dunque, che quando le telecamere trascorrono davanti a loro, i calciatori-eroi si sforzino di mostrare lineamenti determinati, mascelle irrigidite, lo sguardo della tigre negli occhi. Maschere di guerrieri, insomma. O almeno questo vorrebbe la retorica di simili eventi. Abbandonando i campi di calcio, si pensi alla (meravigliosa) haka dei rugbisti neozelandesi; oppure – qualche passo più avanti – allo sguardo che i pugili si scambiano a centro ring, prima del combattimento.

Alì vs Frazier
Alì vs Frazier

E invece, proprio all’inizio del collegamento in mondovisione, sia Odisseo che Neymar Jr. si fanno sorprendere in lacrime! E non scordiamo nemmeno Achille.
Ne dedurremo che sono uomini deboli di carattere?
Credo che la verità sia un’altra. Essere forti, essere eroi, non significa necessariamente essere ’disumani’, al contrario. Senza contare che, chi è davvero consapevole della propria forza, non ha difficolta ad ammettere che, talvolta, i casi della vita ci espongono a momenti di debolezza: come davanti alla morte dei propri cari o a un’ingiustizia subita. Oppure, quando ti rendi conto che, dai tuoi dribbling e dai tuoi goal, dipende la felicità di un’intera nazione – come era il caso di Neymar.

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