Metafisica del sorriso

Nella sua continua, ossessionante, tragicomica, meravigliosa ricerca di una prova dell’esistenza di Dio, Woody Allen ha fornito un’ultima risposta con il suo film: Magic in the Moonlight.Naturalmente è una risposta romantica e magica, coerente cioè al genere del film in questione. Eppure non è una risposta di genere: troppa grazia e ispirazione aleggia sulle scene finali in cui viene esposta, per non prenderla in considerazione seriamente. Addentrandomi nella questione, del resto, non corro il rischio di svelare la fine a chi ancora non abbia visto il film: ancora prima dei titoli di testa, infatti, tutti sappiamo che Stanley Crawford (Colin Firth) – grande illusionista e smascheratore di sedicenti maghi e spiritualisti da due soldi – si innamorerà perdutamente della medium Sophie Baker (Emma Stone), persino dovesse rivelarsi una delle truffatrici da lui tanto avversate. È la regola ferrea della commedia romantica. Il punto è che, da esperto di illusioni e magie, Stanley individua lucidamente il trucco grazie a cui l’amore lo travolge mandando all’aria il suo mondo di leggi fisiche e razionalità. E questo trucco, fate attenzione, non è l’attrazione sessuale, non è la bellezza del corpo, ma il sorriso misterioso e irresistibile di Sophie. Sì, una volta tanto niente sesso in un film di Woody Allen: tutto l’amore del mondo – fino ad un nuovo mondo attraverso all’amore – nel mistero di un sorriso.

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In questo modo, lo spettatore che si illudeva di essere semplicemente all’interno di una commedia romantica, si ritrova nel bel mezzo di un’eterna questione filosofico-religiosa: Stanley Crawford che nel sorriso di Sophie (nome parlante) individua la prova dell’esistenza di un altro mondo – immateriale e superiore, se non divino – è il profeta moderno di una “metafisica del sorriso” dai precedenti illustri. Roba grossa e impegnativa, certo, ma non cliccate via, perché mi limiterò a un veloce elenco di pochi sorrisi metafisici.
1. Il più famoso è quello del Buddha, che rimanda alla misteriosa esperienza del nirvana.

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2. Più o meno negli stessi anni (VI a.C.) anche la Grecia vantava il suo sorriso metafisico: è il cosiddetto “sorriso arcaico”, che ancora ci affascina sulle statue dei kouroi (ragazzi) e korai (ragazze) di quell’epoca.

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Il suo significato, però, è più controverso: non è chiaro, infatti, se alluda alla serenità degli dèi sull’Olimpo o a ideali di saggezza ’delfica’. O se invece sia soltanto l’esito di limiti tecnici della scultura arcaica. (Chi voglia saperne di più, troverà la storia di uno di questi kouroi nella Sala V del Museo fantastico).
3. Impossibile non ricordare, infine, il sorriso più famoso nella storia dell’arte occidentale: quello di Monna Lisa, comunemente considerato la chiave d’accesso al mondo pieno di misteri di uno dei più grandi geni della storia.
In tutti questi casi, comunque, il sorriso è il passaggio verso una conoscenza superiore, verso un mondo meta-fisico, e dunque visibile solo all’occhio della mente. Proprio come il sorriso di Sophie per Stanley, nell’ultimo film di Allen – seppure in una dimensione individualistica, più adatta all’uomo contemporaneo.
Così siamo di nuovo atterrati ai nostri tempi.

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Sì, adesso basta voli pindarici e ascoltate invece ciò che vi riguarda. Continuate ad andare in palestra, dall’estetista, dal dietologo e in tutti gli outlet del mondo; non smettete di ammirare nei vostri specchi le illusioni dei trucchi sempre più tecnologici, i miracoli della chirurgia plastica, la tartaruga sui vostri addominali; non smettete di cercare, al vostro passaggio, il consenso degli sguardi ipnotizzati da lati B da sogno. Non si parla d’altro, non si vede altro, nel vostro tempo: dunque, che altro fare, se non viverlo così, e alla grande? Un giorno però – lasciatemi indossare per poche righe i panni dell’indovino – incontrerete un sorriso speciale, magari nemmeno troppo sbiancato, nemmeno troppo ortodontizzato. E vi sorprenderete a vederci un mondo mai visto in nessuna app, in nessuna pagina di FB. Un mondo che non sto nemmeno a dirvi: tanto, avete capito benissimo.
E il bello è che non è mica finita! Già, perché verrà forse un altro giorno in cui incontrerete un sorriso ancora più nascosto e sorprendente. «Concentrati e cerca la luce nella caverna del tuo cuore», dicono a volte i maestri yoga, «Ora rilassati e sorridi a te stesso». Parole enigmatiche, certo, soprattutto se pronunciate non su un altopiano del Tibet ma in qualche centro polifunzionale alla periferia di Roma, Milano o Casalpusterlengo. Eppure in certi momenti capita di vederlo – o almeno di intuirlo. Ed è soprattutto da quello, credetemi, che dipendono tutti gli altri sorrisi del mondo.

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