Museo immaginario – Sala III, Teca degli idoletti cicladici

L’UOMO CHE NON IMPARAVA MAI

Dentro la teca al centro della Sala Cicladica, non è raro che i sei idoletti in bella mostra s’accapiglino fra loro – pur non avendo in testa l’ombra di un capello; o che polemizzino con immaginari visitatori, come sta succedendo adesso…1.
– Ehi, voi, dietro quel vetro…
– Sì, proprio voi, che passando da questa Sala a malapena vi fermate davanti alla nostra teca, osservandoci dall’alto in basso, distrattamente e per pochi secondi soltanto.
– Che credete, che non vi vediamo?
– Solo perché, di sei che siamo, nessuno ha nemmeno un occhio buono per guardare?
– D’accordo, non saremo il Discobolo di Mirone, né la Nike di Samotracia o un’opera di Fidia o la Gioconda, lo ammettiamo. Ma i giudizi che formulate su di noi sono ingiusti e… e…
– Miopi, direi.
– Bravo! E che credete, che non li sentiamo? Sapete quanti ne abbiamo visti passare, come voi, dietro quel vetro? E abbiamo imparato a interpretare ogni piccolo gesto del volto, ogni smorfia delle labbra… a leggervi nei pensieri, insomma.
– Già, quante volte ve lo sentiamo ripetere: «Perché espongono questi aborti di pietra in un museo?», oppure «Come era primitivo l’Uomo, in quei tempi bui e lontani e quanto lontano da noi, uomini acculturati e progrediti». O addirittura: «A quel tempo dovevano essere più simili a animali che a uomini dotati di un’anima…»
– Sapeste come mi girano in quei momenti! Ma pensate alla vostra, di anima, uomini miopi e accecati dall’orgoglio e…
– Scusa, non ho capito bene: che cosa “ti girano”, piccoletto?
– Beh, ehm … sì, gli attributi…
– Ma guardati, se nemmeno li hai, gli “attributi”!
– Se è per questo….
– Già, solo così sapete guardarci, voi dietro quel vetro: dall’alto in basso, con occhi miopi, formulando giudizi superficiali in pochi secondi.
2.
– Perché è questo che credete di essere, voi, dietro a quel vetro: “uomini acculturati e progrediti”, vero? Lontanissimi dagli animali che eravamo.
– Già.
– Eppure, noi che vi conosciamo bene, che abbiamo seguito il vostro destino nei secoli, non vi accorgete?, non proviamo alcun senso di inferiorità a guardarvi dritti negli occhi. Al contrario!
– Al vostro cospetto ce ne stiamo saldi, a braccia conserte, vedete?, con volto fermo, offrendo senza vergogna l’imperfetta nudità del nostro corpo cicladico: la testa bislunga e calva, l’assenza di orecchie, il collo lungo e massiccio, il torso e le membra disarticolate e indistinte…
– Certo, sappiamo bene quali superbi traguardi avete tagliato, là fuori, dietro quel vetro: chi di noi mai avrebbe immaginato i vaccini, la polvere da sparo, l’elettricità, il motore a scoppio, l’Apollo XIII, la pecora Molly…
– … la televisione, la Champions League, l’I-phone e facebook!
– Ehi ehi ehi, piccoletto, modera l’entusiasmo e fammi finire! Cosa stavo dicendo?
– … la pecora Molly…
– Ah, già …Ma tutto questo non ha fatto scomparire guerre mondiali, stermini, genocidi, ingiustizie di ogni tipo; non è bastato ad estirpare la fame e la sete.
– Ci uccidevamo tra noi appena appreso a scalfire la pietra (anche prima, in verità: bastavano le mani e un sasso ai primi ominidi) e vi uccidete voi, oggi, senza differenza sostanziale, al di là degli stupefacenti progressi tecnologici di quest’arte.

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Pablo Picasso, Guernica (1937)

– C’erano, nei nostri tempi bui, rapimenti, stupri, violazioni, e gente che moriva di fame mentre il ricco s’ingozzava nella sua caverna: e la sostanza di tutto questo è rimasta immutata nel vostro mondo, al di là di quel vetro.
– Il telegiornale e la radio arrivano anche alle nostre orecchie, anche se non le abbiamo.

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– Da dove vi viene, dunque, quel sentimento di superiorità con cui guardate al vostro passato? Ditecelo, perché da migliaia di anni ce ne stiamo qui così, a braccia intrecciate, nell’attesa di una risposta.

3.
– E poi chi vi assicura, entrando qui dentro, che in realtà non siate voi, i “reperti”, gli oggetti esposti all’osservazione? Sì, chi vi dice che, al di là del vetro, non siate lì soltanto per offrirci un po’ di distrazione: la donna cannone, il cavallo parlante, king kong in gabbia … o qualche altro spettacolo per palati non troppo raffinati.
– Dirò di più: chi vi assicura che la realtà non si veda soltanto standosene dalla nostra parte del vetro, con i nostri occhi che voi non vedete? Non ci avete mai pensato?
– È quello che dice sempre il tipo della Sala XI.
– Chi, Endimione?
4.
– Ma forse qualche ragione profonda presiede a tutto questo: una mente superiore i cui piani sfuggono agli uomini di ogni tempo.
– Già.
– O forse ha ragione il Kouros, nella Sala V, quando parla del pendolo di Odio e Amore e della sua imperscrutabile armonia; e sostiene che la vita umana non è altro che questo, oggi come allora, allora come oggi.

(A questo punto, dopo un attimo di silenzio, le voci dei sei idoletti si fondono in un unisono di cui può essere capace solo un coro che abbia provato e provato per millenni. L’effetto, vi assicuro, è meraviglioso e stupefacente.)

– Per questo noi, donne e uomini cicladici, nella nudità del nostro corpo imperfetto, ce ne stiamo qui a guardarvi negli occhi, a braccia conserte, alzando a gran voce il silenzioso rimprovero contro gli uomini, al di là di quel vetro: voi che, dopo millenni, dopo guerre e ingiustizie e sofferenze infinite, ancora non avete imparato la lezione. Voi dietro quel vetro, che con tutto il vostro progresso, la ricchezza, le tecnologie, continuate a rendere la terra un inferno di dolore e di sangue. Sì, per questo vi guardiamo così, in profondo silenzio, le braccia conserte, gli occhi fissi che non tremano, mentre senza vergogna offriamo lo spettacolo del nostro corpo cicladico.

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