Museo immaginario – Sala XI, Scacco matto a Palamede

Al centro della sala XI fa bella mostra di sé un’anfora tale e quale al capolavoro di Exekias, avete presente? Solo che, impegnati al gioco, non sono Achille e Aiace, ma Odisseo e Palamede. Ora, se per caso, vi state chiedendo: «Palamede, chi era costui?», la colpa non è vostra, ma piuttosto di Omero che tace di lui sia nell’Iliade che nell’Odissea – e, insomma, della Storia, che gli ha fatto cadere sopra un pesante sudario di silenzio. Eppure il suo curriculum da eroe, vi assicuro, non è meno prestigioso di quello di un Achille o di un Odisseo. A lui venivano attribuite le invenzione della scrittura, dei numeri, dei pesi e delle misure e persino della moneta – se vi pare poco. Avrebbe anche inventato un gioco da tavolo, appunto, che forse somigliava al backgammon, forse agli scacchi. Secondo i più, si trattava di un rimedio al tedio (e ai morsi della fame) nei dieci lunghissimi anni della guerra di Troia. Ma qualcuno si è spinto a pensare che l’obbiettivo dell’invenzione fosse ben più ambizioso. Se mai voleste saperne di più, di questa storia dimenticata, vi basterà avvicinarvi alla teca al centro della Sala XI e tendere un po’ l’orecchio.
Dapprima sentirete terribili urla e grida strazianti provenire dalla battaglia che infuria sotto Troia. Un altro passo, però, e le grida lasceranno posto al silenzio meditabondo della tenda in cui Odisseo e Palamede si fronteggiano, davanti al tavolo da gioco. Un passo ancora, infine, e da quel silenzio affioreranno i sussurri emessi dai pezzi sulla scacchiera: voci che, per inflessione, enfasi, dialetto, un po’ ricordano quelle dei pupi siciliani.
1.
CAVALLO BIANCO All’attacco, con cuore spavaldo, saltando i cadaveri ammucchiati dei guerrieri, le giovani membra lordate di sangue, su questa pianura in cui scorre Scamandro, che fu bellissima e pura, un tempo.
PEDONI NERI Lasciata la patria amatissima – l’Ellade fertile zolla – un dì lontano a questi lidi approdammo, come file di nere formiche, come grani di sabbia, a vendicare l’oltraggio troiano. E le mura di questa città ormai da anni premiamo – quelli di noi che ancora il nemico non ha divorato.
TORRE BIANCA Ecco, la vedo, quella turba insolente sempre più minacciosa e vicina. S’affollano, premono con le grida e con l’armi. Ma ci vorrà altro per farmi vacillare; e se gli dèi lo vorranno, è ancora lontano il giorno in cui crollare mi vedranno.
ALFIERE NERO Ah, maledetto, sia maledetto in eterno il destino che ci volle mortali, breve respiro di alba che naufraga un attimo dopo in un arrossato tramonto. Mi avevano promesso, gli dèi!, gloria e splendore di eroe immortale; e invece lacrimo il sacrificio dell’alfiere mio gemello, amato da me come nessun altro pezzo su questa scacchiera. E non comprendo che quest’immane dolore, che di me si fa schianto. E la legge del sangue: solo placherà la mia ira il sangue di chi questo sangue ha versato.
ALFIERE BIANCO Moglie, mio dolce amore e tu, figlio, purezza di giglio, che piangi al vedermi indossare quest’elmo … Su tutta la terra illuminata dal sole non c’è nulla di nulla che valga il vostro amore. E tuttavia ora vi devo lasciare: perché già la Torre Bianca, già il mio Bianco Re davanti all’attacco dei Neri vacillano.
RE NERO Eccolo, eccolo infine, il momento che tanto a lungo ho agognato.
RE BIANCO Sento il fuoco avanzarmi in cerchio. Sento le grida di morte levate da uomini, donne, bambini del popolo su cui regno. Dove sono i miei guerrieri? E soprattutto: dove i miei figli? Me disperato ho perso, ho tutto perso e non resta ora che la resa.
Lo scacco, lo vedo bene, è matto.
2.
Così è finita la partita che doveva riempire la pausa fra una battaglia e l’altra. Odisseo si alza, veste le armi e – senza nemmeno salutare – esce dalla tenda per tornare a fare strage di Troiani.
Palamede non si muove. Continua a fissare le pedine.
PALAMEDE Avete fatto caso? Per tutta la partita nemmeno si è cavato quel maledetto elmo.
PEDONI NERI Già.
PALAMEDE Ha ascoltato con aria di sufficienza la mia grande idea.
PEDONI BIANCHI Già.
PALAMEDE La verità è che aveva già deciso. Senza capire l’importanza che quest’invenzione può avere per Greci e Troiani – per tutto il genere umano.
ALFIERE NERO (a parte) O forse l’ha capita sin troppo bene…
PALAMEDE Invece, grazie alla mia invenzione, grazie a voi, si potrebbe porre fine a questo massacro che dura già da dieci interminabili anni. E a tutte le guerre a venire. I conflitti fra uomini, città, nazioni potrebbero essere risolti su una scacchiera, con una sfida senza sangue, senza morti, senza la distruzione di famiglie, senza stupri, torture e schiavismo. In modo civile, finalmente, e razionale; in modo, insomma, degno degli uomini.
ALFIERE NERO (a parte) Ammesso che questo sia davvero il modo degli uomini …
PALAMEDE Lunghi giorni e notti insonni per perfezionare l’invenzione, illudendomi di migliorare il mondo.
REGINA BIANCA Palamede, ti amiamo come un padre, ma cos’altro potevi aspettarti? Al crollo di Troia, Agamennone riporterà in patria non solo Elena, la bella adultera, ma anche gli immensi tesori di Priamo. E questa zona, così fiorente di commerci, cadrà sotto l’influenza delle navi greche. Sono cose che sappiamo anche noi…
RE NERO Anzi, casomai aspettati che Odisseo dalle molte astuzie tenti di ostacolare ben più che favorire quest’invenzione e chi l’ha messa a punto. Invidia, Egoismo, Gelosia … sulla scacchiera in cui gli uomini fanno le loro mosse sono figure che hanno un’enorme importanza, Palamede.
PALAMEDE Ho perduto, allora, ho miseramente fallito. Il mio impegno, le speranze, sono andate in fumo, se non sarete nient’altro che un trastullo per guerrieri in ozio. Il mio unico esercito, con cui salvare il mondo ….
RE NERO Sei un sognatore, Palamede, geniale illusionista di te stesso. Ma la realtà è un’altra cosa: lasciala agli altri eroi, a quelli come Odisseo, e Agamennone, è meglio.
PEDONI BIANCHI Ssss! Non sentite anche voi questi passi militareschi? Sembrano avvicinarsi alla tenda…
RE NERO Non mi meraviglierei di vedere entrare i militari mandati da Odisseo per farti portare agli arresti
PALAMEDE Taci, Re Nero, taci!!
3.
Con un gesto rabbioso Palamede ha rovesciato la scacchiera – il cavallo, il re, la torre, tutti i pedoni, a lungo hanno volteggiato in aria come al ralentie, facendo sentire più forte le loro stridule vocine.
Il Re Nero ci aveva visto giusto: nella tenda, poco fa, hanno fatto irruzione Diomede e un manipolo di Greci in armi, con l’ordine di tradurre Palamede davanti al tribunale di guerra – l’accusa è gravissima: “alto tradimento”.
Mentre lo portavano via, ha iniziato a gridare, con toni da profeta:
«Ridete, ridete pure di me voi generali e capi di popoli! Ridete di me e di quelli come me, che non sanno distinguere la realtà dal gioco e dal sogno. Ridete di noi e tenetevi la vostra guerra, se è questo che volete»
E ora che attraversa l’accampamento non smette di scandire alle truppe allibite l’elenco dei Greci e Troiani caduti nei dieci anni d’assedio – elenco infinito che lui però, prodigiosamente, sembra conoscere a memoria:
« … Licaone, figlio di Priamo, Asteropeo di Pelegone, il rapido Aiace che tutti vinceva con l’asta, il povero Patroclo e Ettore scuotitore di elmi, e Diomede, potente nel grido, e Stènelo, caro figlio di Capaneo glorioso, Euríalo pari agli dèi, figlio di Mecisteo, del re Talaonide …»

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