Museo immaginario – Sala di Orfeo, Sogno orfico

Le lekythoi a fondo bianco – fra le opere più commoventi dell’arte greca – erano contenitori di olii e profumi preziosi utilizzati come segnacoli sepolcrali.Nella Sala di Orfeo del Museo Immaginario, il visitatore ha l’opportunità di ascoltare la storia di uno di questi vasi: di sentire la voce del defunto che vi era ritratto e quasi di vedere le mani che impastarono quell’argilla.
(Del resto, nulla si adatta meglio alle sale di questo Museo, che l’idea espressa da Keats proprio in Ode su un’urna greca:
«Heard melodies are sweet, but those unheard / are sweeter»)

1
Quella notte, finalmente, il Sogno andò a trovare la sua giovane sposa:
«Vedi, amore, alla fine sono tornato, sono ancora qui vicino a te; e ti prometto che non sentirai mai più la mia mancanza»
Così sussurrava alla sua anima, confortandola; e continuava:
«Domani andrai in città a cercare la bottega di un vasaio: a lui chiederai un vaso che sia il ricordo del tuo sposo. Non volere, amore mio, che sia in oro, in elettro o in altro materiale costoso, quel vaso, perché non è nulla di prezioso il corpo, quando l’anima l’abbandona: torna subito terra, pronto a mescolarsi e sprofondare in altra terra. Risvegliandoti, invece, percorri la strada verso il fiume che ha visto i nostri primi baci, l’intreccio appassionato dei nostri giovani corpi. Lì affonda nella terra le tue sottili dita, e scava l’argilla che porterà il mio ricordo. Argilla, niente di più: terra da terra. L’amore che supera gli ostacoli, e l’anima che lo custodisce in eterno: sono queste le cose preziose. Nessuna moneta le compra. La morte e il tempo non potranno scalfirle. Quando il vaso sarà pronto, vai dal pittore e chiedi alla sua arte un’immagine di come sono stato quando i miei giorni trascorrevano vicino a te. Chiedi un disegno lieve come un fiato, con tenui colori, ma indelebili, che ti ricordino il mio volto, i miei sentimenti e il corpo che, con passione, il tuo corpo e la tua anima hanno tanto amato»
Qui fece una pausa – un soffio d’aria, venuto da chissà dove, le sfiorò i capelli.
«Ma ora ascolta, amore, ciò che sono venuto a dirti: qualcosa che ho scoperto quando, contro il mio volere, sono arrivato qui»
2
Allora il Sogno svelò all’orecchio della sua sposa il grande segreto dei devoti di Orfeo; pronunciò le parole della laminetta che ognuno di loro portava con sé preparandosi all’Ultimo Viaggio:

laminetta-orfica
Lamina orfica.

«Troverai alla destra della casa di Ade una fonte,
e accanto ad essa un bianco cipresso diritto:
a questa fonte non accostarti neppure, da presso.
E più avanti troverai la fredda acqua che scorre
dalla palude di Mnemosyne: e sopra stanno i custodi,
che ti chederanno perché sei arrivato.
Ma ad essi racconta bene tutta la verità.
Di’ loro: sono figlio di Terra e di Cielo stellante;
il mio nome è Asterio. Sono riarso di sete: ma lasciatemi
bere dalla fonte»

3
Solo allora il Sogno, accarezzandole un’ultima volta l’anima, si dileguò – varcò la finestra, percorse le strade ancora deserte del villaggio, quindi arrivò alla riva sonante del mare, per tuffarsi sulla schiumosa superficie e volarsene via, verso le Porte del Sole.
4
Poco dopo nella stanza entrarono le dita di rosa dell’alba e i primi rumori del giorno. La giovane sposa allora aprì i suoi occhi luminosi e subito fu sveglia:
«La tua voce, amore! Da quanto tempo non sentivo la tua voce … ho il cuore è in fiamme … veniva da così lontano eppure mi diceva parole chiarissime, che ancora sento risuonarmi dentro e paiono indelebili, come se fossero scolpite sul muro. Vedi?, finalmente non piango al risveglio, non mi sento sola. Mi vestirò, uscirò dal paese, andrò dove il fiume rallenta in un’ansa, vicino al nostro bosco dei platani. E mentre nostro figlio giocherà con l’acqua e le pietre, io, cantando, scaverò l’argilla per il tuo vaso, come mi hai detto: «terra da terra»
No, per tutto il giorno non verserò lacrime, te lo prometto. Raccoglierò quell’argilla e la lavorerò con le mie mani, togliendo i sassi più grossi e ogni altra impurità. Lascerò però, se ci sono, stami di fiori e foglie cadute: perché non si può evitare, lo so, che cadano foglie sui prati e vengano recisi i fiori. E aggiungerò della sabbia, perché mani sapienti possano modellare meglio l’argilla: la sabbia chiara che i nostri corpi premevano mentre promettevi di sposarmi, mentre immaginavi come sarebbero stati belli i nostri figli.
La lavorerò con le mie mani (vagando fra i ricordi) e quando sarà pronta mi recherò dal vasaio che, guardandola, dirà: «Oh, Diotima, non ho mai visto argilla così pura e bella, colori così intensi e caldi! Ne farò un vaso bellissimo».
E starò lì a vedere la ruota che inizia a muoversi e fa girare il tornio. (Gira la ruota della vita: nascita, felicità, sventure, guerre, cataclismi, successo, amore, figli e da lì si forma l’uomo, come il vaso dall’argilla). Starò lì a vedere come, in pochi secondi, dalla massa di quella terra, nascerà un vaso elegante dalle forme perfette. Come perfetto, forte e pieno d’armonia era il tuo corpo, per me che ti amavo.
E poi, quando sarà pronto, racconterò al pittore la tua immagine, senza esitazioni, perché è incisa per sempre, indelebile nel cuore: i tuoi capelli ribelli e profumati, il tuo sguardo forte e calmo, le tue ampie spalle …

lekythosorfeo
Lekythos del Pittore del Canneto, V sec. a.C. (Museo archeologico di Atene).

Sarò lì anche quando entrerà nella fornace, il vaso, quando lo lambiranno le alte fiamme del fuoco che fisserà forme e colori. E per tutto il tempo terrò lontani, con la preghiera, gli spiriti maligni che spezzano l’argilla e cercano di vanificare le fatiche del vasaio.
Non verserò lacrime no, te lo prometto, e non sarò mai più triste: lo farò per il nostro bambino, certo, ma anche perché un giorno torneremo ad abbracciarci — ora lo so di certo, mi basterà seguire le tue parole:

«Troverai alla destra della casa di Ade una fonte,
e accanto ad essa un bianco cipresso diritto …»

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