Non-fiaba di Natale – I Remake

«… costruì un alto muro di cinta, sul quale affisse un cartello che portava questa scritta: “i trasgressori saranno puniti” … I poveri bambini non sapevano più dove andare a giocare. Provarono a giocare sulla strada, ma la strada era polverosa e irta di sassi …»

1
Semaforo rosso al trafficato incrocio di una città.
Un bimbo si avvicina all’auto, si mette in primo piano nel finestrino. Sei anni, direi.
Occhi chiari, la pelle invece scurissima di chi passa le giornate sotto il sole (quando c’è).
Stende la mano, mi guarda.
Non è che mi commuova così, per un bambino che, con sguardo triste, elemosina qualche spicciolo ad un incrocio: bastasse questo non si dovrebbe nemmeno uscire di casa. E poi, diciamocelo: rom, extracomunitari, pazzi e drogati, altro che pena, è piuttosto paura se non solamente fastidio – basta, per favore!, con questa storia dei buoni sentimenti.
Lui comunque è sempre lì.
E mi sorride.
2
Oggi piove e il traffico è più assurdo del solito. La mia fila avanza con movimenti sussultori, vomitando i veicoli in altre strade non meno intasate.
C’è ancora quel bambino.
Questa deve essere la zona che gli è stata affidata (ma da chi?). Ha un giubbotto impermeabile con la scritta di un gommista, ma è tutto zuppo. Quando i nostri sguardi si incrociano (ma chi mi ricordano, quegli occhi?) sorride.
Che mi abbia riconosciuto?
3
Se passo di qui anche oggi è solo per uno strano caso. Ma proprio non mi aspettavo di vederlo. Invece …
Siede con le spalle alla serranda abbassata del negozio. Guarda davanti a sé, fisso e tristemente (ma chi mi ricordano, quegli occhi?). Un bambino non dovrebbe starsene lì da solo, la domenica mattina.
I soldi sono a portata di mano e faccio dei cenni dal finestrino, che si abbassa con precisione elettrica. Da dietro però il serpente scatenato dal verde già m’incalza inesorabile (anche di domenica!). Quando finalmente alza lo sguardo e mi vede, non si sposta nemmeno di un centimetro per rincorrere quei soldi, ma si mette di scatto in piedi e ridendo grida forte:
“ciaooo”.
Siamo diventati amici, quella domenica.
4
Si chiama Daniel.
Ora ho sempre i soldi già pronti prima di imboccare la sua strada. Sono contento se c’è il rosso.
Mi dispiace se non lo vedo.
E se non lo vedo mi chiedo: dov’è?
(Ma quella domanda è come le colonne d’Ercole che preferisco non attraversare).
5
Che cosa farà adesso che l’Inverno è arrivato, portando con sé Neve e Gelo? Adesso che Natale è alle porte, avrà genitori, parenti amici, una casa in cui festeggiare?
Ecco: potrei regalargli una maglietta con il nome di qualche famoso giocatore. Devo ricordarmi di chiedergli per che squadra fa il tifo.
O forse, a pensarci bene, è meglio di no.
Qualcuno potrebbe vedermi, magari fraintendere…
6
Era la vigilia di Natale, esattamente un anno fa, la prima volta che non lo vidi.
Tante altre volte poi sono passato da quell’incrocio – anche senza necessità: e continuavo a non incontrarlo.
Trascorsero così le settimane e più il tempo passava, più mi rattristava arrivare lì e non vederlo.
«Forse quando tornerà la Primavera …»
Alla fine ho iniziato a cambiare tragitto. E, ormai, da lì non passo quasi più.
Non ce la faccio.
Di lui mi rimane solo una fitta nel cuore quando, aprendo il baule dell’auto, rivedo quel pacchetto che non ho il coraggio di buttare via.

 

7

“Non riesco a capire perché la primavera tardi tanto, quest’anno!” disse il Gigante mentre, seduto presso la finestra, guardava il suo giardino gelido e bianco. “Spero che il tempo cambi presto”. Ma la primavera non venne, e non venne neppure l’estate. L’autunno diede frutta d’oro a tutti i giardini, ma al giardino del Gigante non portò nulla.

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