La donna olivo – Metamorfosi d’amore

«Ha appena finito questa preghiera, che un torpore le pervade le membra, il tenero petto si fascia di una fibra sottile, i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami; il piede, poco prima così veloce, resta inchiodato da pigre radici …»
Ovidio, Metamorfosi, I, vv. 548 sgg.


1. Metamorfosi dietro il bancone
Povera donna!
Sono stato uno dei primi a vederla ridotta in quello stato, voltandomi a salutarla prima di uscire: una Olea Europaea, proprio là, fra il totem della Faema e il bancone ingombro di tazze e bicchieri. (Sarà scontato dirlo adesso, eppure io me lo sentivo). Già si raduna una folla di curiosi – non è spettacolo banale – e arriva la troupe da Saxa Rubra e i primi giornalisti.
Le radici del fatto, però, ci giurerei, risalgono a ieri. Posso dirlo, perché c’ero: sorseggiavo, come ogni mattina, il mio caffè delle 10 e 30.
2. Fumaggine
«… 12… 13… 14 …»
Proprio davanti a me, aveva estratto dalla borsetta di finta pelle un flaconcino d’erboristeria e, tremando, contava gocce di passiflora in una coppa da Martini.
«Devono essere 50»
All’incirca come i suoi anni, ricordo d’aver pensato.
«… 28 … 29 … 30 …»
Li contava come se li rivedesse.
«Sa, per tirarsi un po’ su il morale. Con tutta questa pioggia»
Il tono, però, era quello di chi per primo non ci credeva; e poi:
«Con la primavera, le cose andranno meglio, vedrà … vedrà».
In effetti avevo notato, ora che ci ripenso, un velo grigio sul suo volto: una patina come di fumo addensato, percettibile solo da qualche angolazione. La verità è che questo inverno ci ha messo tutti alla prova: da quando non pioveva così?
3. Le cose cambiano
Qui il caffé è buono.
«Grazie».
Ha un sapore esotico e antico al tempo stesso.
«Lo faccio con amore».
Ma oggi il retrogusto è vagamente amaro.
4. La frugalità
La prima volta che l’ho vista ho subito pensato come potesse essere bella a vent’anni: bella, solare, spiritosa e al tempo stesso mai richieste eccessive e pochi capricci. Il genere di donna che fa pensare a una corteccia millenaria impossibile da scalfirsi, a una chioma miracolosamente profumata e forte anche senza i balsami di ultima generazione, a desideri semplici come le foglie da cui ora è avvolta. Il genere di donna, insomma, che rappresenta una fortuna per il marito e la famiglia (due ragazzi, talvolta le compaiono a fianco, come attenti aiutanti) e, non di rado, una disgrazia per sé.
5. Xerofilia
Come quelle piante frugali che si adattano alla macchia degradata, alle garighe e alla vegetazione rupestre lungo le coste: non lo sanno, eppure scherzano con il fuoco.
6. Il pericolo dell’ombreggiamento
«Una donna come lei, al traguardo del mezzo secolo, chissà quante cose rimpiange», ricordo di avere pensato, pagando il mio caffè.
Il marito, in 12 ore, quante volte passa dietro il bancone angusto in cui lei si è adattata? Almeno mille! Mille volte la sfiora in un giorno e poi mille il giorno dopo, senza mai accarezzarla con una parola dolce, sussurrata di nascosto, con un bacio rubato al conto di un cliente. Mille volte, insomma, la lascia nell’ombra in cui lei si è adattata – e ancora non più mille. E così l’ombreggiamento si fa più fitto e nell’habitat inesorabilmente la temperatura scende, scende, scende: che è l’unica imprescindibile, richiesta dal cuore di donne come lei.
7. La contorsione del fusto
Non più tardi di una settimana fa da sopra la tazzina fumante ho spiato – lo ammetto – lei che spiava il marito spiare invitanti modelle di una telepromozione di materassi. Subito la malinconia è entrata nel suo sguardo, nel quale le parole: «E la mia primavera, dimmi, quando tornerà?», si leggevano chiare come il verde delle foglie che ha al posto dei capelli adesso.
Sono quei pensieri, sai, che lasciano grinze e rughe e linee contorte inn un’anima come quella, molto più che il tempo con il suo passaggio! n(Potrebbe vivere mille anni, se solo trovasse il clima ideale).
Aggiungici poi l’inverno più piovoso degli ultimi 30 anni.
8. Il clima ideale
Dicono che ci sia, da qualche parte nel Mediterraneo, una valle nascosta dove crescono le Oleaceae più belle, come un mare di piante nobili e alte, dalla corteccia tenera e quasi liscia. Dicono che i più grandi pittori (Beato Angelico, Piero della Francesca, Caravaggio) e poeti andassero lì per comprenderne la vera natura.
Ma anche questo è molto bello, ti assicuro, spuntato all’improvviso dentro un bar, fra la Faema e il disordinato banco.
Tutt’al più, se qualche cliente sovrapensiero avrà dimenticato la porta aperta al freddo vento, emetterà di tanto in tanto qualche lamento.
9. La voce della barista
«Deh, perché ti preoccupi di me, avventore! …. Non sarà per sempre così, vedrai … Passano le cose, si trasfomano … La Natura è gran maestra … Rinascerò, presto, lo sai … Tornerò dietro al mio bancone per offrirti ancora una tazza di buon caffé …»

10. Il tempo delle mignole
Ora che ci penso, bisognerebbe fare sparire dalla sua borsetta quel flacone.
Potrebbero farsi idee sbagliate. (Forse anche il bicchiere di Martini).
Comunque … Le previsioni danno sole, per i prossimi giorni. E nell’aria s’avverte già qualcosa di diverso. Sento che presto sarà già il tempo delle mignole.

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