“Ti spiezzo in due”, ma prima, molto prima di Rocky

Come saprete, è da poco uscito “Creed”, ovvero l’episodio ’all’ennesima potenza’ della saga di Rocky.

creed

Pare che sia bello e comunque, da addicted della saga, non me lo perderei per nulla al mondo – anche se talvolta, con tutti quei pugni presi e dati davanti allo schermo, mi capita di sentirmi pure io un pugile suonato che s’augura soltanto il pugno del ko definitivo. Fra l’altro, un po’ per questo e un po’ per il trascorrere dei decenni, se con il pensiero ritorno ai primi episodi, le trame si sovrappongono e confondono in una nebulosa che mi fa pensare a come forse nacquero, millenni fa, i miti. (Sempre meglio comunque di come deve sentirsi un addicted di Guerre Stellari).
Alcune cose però si stagliano ancora nitide nella memoria: e fra queste la celebre sentenza: “ti spiezzo in due”, pronunciata contro il povero Stallone Italiano da Ivan Drago, il pugile-killer, prodotto dalla tecnologia russa dello scudo spaziale.

Ricordate? Correva il quarto round della serie e ai già esausti sceneggiatori non era restato che spolverare i fantasmi della guerra fredda (essi pure già piuttosto infreddoliti) ed allestire il match dell’eroe yankee contro il Kattivissimo SovietiKo, per di più davanti al suo sovietissimo pubbliKo. Alla fine, si sa, lo Stallone non solo sconfigge il Male, ma addirittura lo converte: al culmine di un sottile processo catartico, infatti, la belva/pubblico acquattata su ogni ordine di palco smette di ululare contro Rocky, per commuoversi al suo coraggio e schierarsi dalla parte del nuovo eroe dei due mondi. E così Rocky vince per ko tecnico e politico.
Perché vi racconto tutto questo? Ma perché qualcuno prima o poi dovrà dirla, la cruda verità a proposito di questo film; e cioè che era già stato girato qualche annetto prima, in occasione di un mitico incontro di pugilato alle Olimpiadi del 212 a.C. E che dunque – se vogliamo chiamare le cose con il proprio nome – Stallone & C. si sono resi colpevoli di plagio rispetto a chi, quell’incontro, lo aveva descritto con abilità non minore di sceneggiatore e cronista sportivo: ovvero lo storico greco Polibio, cui cedo subito la parola. Aggiungendo solo questo breve commento: ancora una volta la realtà, quando non supera la fantasia, di sicuro la precede.
«Clitomaco era considerato un pugile invincibile e la sua fama girava ormai per il mondo intero, quando il re Tolemeo, nell’ambizioso desiderio di distruggerne il prestigio, fece allenare con gran cura e mandò in Grecia il pugile Aristonico, che sembrava avere straordinarie doti naturali per questo sport. Aristonico, giunto in Grecia, scese in campo ad Olimpia contro Clitomaco e, a quanto sembra, la folla si mise subito a sostenerlo e ad incoraggiarlo, contenta nel vedere che qualcuno aveva avuto, una volta tanto, il coraggio di misurarsi con Clitomaco. Quando poi, col procedere della gara, egli cominciò a dare l’impressione di essere all’altezza del suo avversario e riuscì pure ad assestargli, non so dove, un colpo davvero magistrale, scoppiò un fragoroso applauso ed il pubblico cominciò ad incitare in coro Aristonico, invitandolo ad osare senza paura. A questo punto (così raccontano) Clitomaco, ritiratosi per breve tempo dal combattimento, nell’intento di riprendere fiato, si rivolse al pubblico, chiedendo cosa mai significasse quel suo incoraggiare Aristonico e quell’incitarlo a più non posso. Riteneva forse che lui, Clitomaco, non stesse combattendo come si doveva, oppure non si rendeva conto che egli stava lottando per la gloria della Grecia, mentre Aristonico lottava per quella del re Tolomeo? Avrebbe dunque preferito vedere un egiziano battere i Greci e portarsi via la corona olimpica, oppure sentire annunciare dall’araldo che vincitore tra i concorrenti nella gara di pugilato era uno di Tebe o della Beozia? Dopo questo intervento di Clitomaco, il pubblico cambiò atteggiamento, al punto da comportarsi in modo opposto; vale a dire: Aristonico venne contrastato più dalla folla che da Clitomaco stesso» (27.9.7 sgg.).

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