Charlie Brown, Saffo e una figura retorica piuttosto rara

Dicevano i Greci – attraverso la nota paronomasia pathos-mathos – che la conoscenza si acquisisce con la sofferenza: e questo è vero in tanti sensi ed è qualcosa di cui, prima o poi, ci accorgiamo tutti, con dolorosa illuminazione che spesso arriva quando meno la si aspetta.

Prendete Charlie Brown, che di quella gnome antica è perfetto paradigma moderno – sebbene baciato dalla sorte di incarnarlo a vita con i calzoncini corti.
Prendete la dolorosa avventura di questa (strepitosa) strip

All’inizio tutto sembra nei rassicuranti confini della normalità e lui, come ogni giorno alla stessa ora, porta la ciotola di cibo all’amatissimo Snoopy. Ma ecco che dalla sommità del canile un asso dell’hockey professionistico (sbucato fuori da chissà dove) POW! colpisce la sua testa rotonda e la ciotola piena di cibo con un magistrale colpo di mazza. Sopraffatto da tale violenza, il nostro piccolo eroe stramazza a terra – con ciotola, cibo e tutto quanto (di solito, in situazioni analoghe, pure i vestiti gli volano dappertutto). Ma quando da quel dolore si riprende – lingua fuori e testa che gira a tutta randa – ecco che il nostro piccolo eroe è un uomo nuovo, con una nuova consapevolezza di come vanno le cose al mondo: ognuno sta su questa terra con un proprio dolore, diverso da quello dell’altro; e così, senza che sia chiaro un perché, uno si trova un cane che abbaia troppo, un altro ne possiede uno fissato con le galline … A lui, povero Charlie Brown, è capitata quella creatura invasata, trasformista e dionisiaca che tutti conosciamo.

Consapevolezza dolorosa, si diceva, ma che lo innalza di un gradino nella nobiltà dell’essere uomo – seppure con i calzoncini corti.

Quel genio di Schulz sapeva perfettamente la profondità della tragedia umana messa in scena in questa strip. Ed ecco dunque che vi adegua anche lo stile, tirando fuori dal suo cilindro una figura retorica raffinata e piuttosto rara: la priamel.
«La Priamel (die Priamel, dal lat. preambolum) è un termine indicante uno schema retorico, consistente in un catalogo o rassegna di oggetti/concetti/valori, ai quali è contrapposto un termine di paragone, del quale si rivendica la superiorità»

A questo punto, non pochi avranno già intuito il capolinea di questo post. Certo, perché se mai la priamel viene evocata lungo tutto il percorso scolastico di un liceale, ciò avviene di solito in relazione a un frammento della nostra amata Saffo n(16 V.):

«Chi un esercito di cavalieri, chi di fanti, e chi di navi, sulla terra nera
dice essere la cosa più bella, io, invece, ciò
che uno ama.
Ed è facile renderlo comprensibile …»

Dubito, naturalmente, che Schulz avesse a portata di mano un’edizione della grande poetessa, mentre disegnava la sua strepitosa striscia.
Ma anche soltanto l’idea che, nel cloud dei miei ricordi, sotto la voce priamel si trovino tanto Saffo quanto il creatore dei Peanuts mi mette, non so perché, di buon umore:

«”Gran tiro!” grazie, Stan … grazie Bobby … Grazie, Maurice»

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