“Battesimo”

Sembrerà strano, ma “battesimo” è un altro lemma di questo dizionario pieno di vertigine e acrobazia. E la ragione è presto detta: questo termine, per noi così legato alla solennità paludata di una cerimonia religiosa, deriva da una radice greca (bapt-) con cui si indicava invece il gesto – acrobatico e vertiginoso per eccellenza – del tuffarsi. E in verità, a sforzare un po’ l’immaginazione, si intuiscono subito alcune ragioni alla base di tale evoluzione semantica – dall’idea del tuffo al sacramento che sancisce l’identità di cristiano. Da questo lungo cammino culturale mettiamo a fuoco alcune immagini di particolare fascino.

Tanto si sa, che in questi vaghi viaggi a ritroso nella storia e nell’anima dell’umanità, gira e rigira si finisce sempre al mito di Gilgames. E in effetti anche in questo caso, aprendo il libro di quell’antichissima saga mesopotamica, ci imbattiamo in ciò che cercavamo: un tuffo che ha a che fare non con lo sport, ma con il destino dell’uomo su questa terra – e altrove, se un altrove c’è.

È il momento in cui Gilgames, disperato per la morte di Enkidu, vaga in cerca di un miracoloso rimedio. Dall’unico sopravvissuto al diluvio universale – Utanapistim – viene a sapere dell’esistenza di una “pianta della giovinezza” sul fondale dell’Oceano, chiara promessa di una vita migliore. E dunque, senza esitazione, si tuffa per quella impresa impossibile.

gilgames

Narra il mito che Gilgames riuscì sì a riportare alla luce la preziosissima pianta; ma mentre si riposava dell’impresa, un serpente che vagabondava da quelle parti gliela sottrasse, ingoiandola. Risultato: per lui muta immediata e giovinezza eterna, per gli uomini invece … (’sti serpenti).
Fallimento a parte, qui per la prima volta l’idea del tuffo si lega a quella di una vita ’sovrumana’: nesso che, da questo momento, continuerà a ripresentarsi con successo – soprattutto all’interno di religioni e sette misteriche.

Approdando in Occidente, infatti, sappiamo che la promessa di una vita (possibilmente migliore) al di là della morte si sviluppò per la prima volta nelle cerchie cosiddette orfico-pitagoriche (per la difficolta di distinguere le due diverse componenti); e che l’idea del tuffo iniziatico riaffiora nelle loro dottrine.
Prendiamo per esempio le famose laminette orfiche – cioè brevi testi incisi su supporto d’oro che ciascun “orfico-pitagorico” portava con sé nella tomba, sia come prova dell’iniziazione sia come mappa per orientarsi nel labirinto dell’aldilà.

laminetta orfica

In molte di quelle troviamo – oltre alle tradizionali indicazioni di come attraversare le acque dei fiumi dell’Oltretomba – la seguente frase:
«come un capretto caddi nel latte»,
volutamente misteriosa, ma in qualche modo basata sull’idea di ’tuffarsi’ in una vita ultraterrena, fatta di beatitudine e liquidità.

Sempre in ambiente orfico-pitagorico, comunque, la testimonianza più importante del tuffo iniziatico è, al tempo stesso, una delle più affascinanti opere d’arte dell’antichità: il “tuffatore di Paestum“.

tuffatore_small

L’affresco, infatti, figurava sul coperchio di una tomba rinvenuta in una zona e in un periodo storico (VI a.C) per cui è ben attestata la fortuna delle dottrine orfico-pitagoriche. Secondo molti studiosi, dunque, l’immagine sarebbe stata scelta appositamente per ricordare a un iniziato il destino che lo attendeva post mortem.

Se si pensa poi che, almeno per i pitagorici, l’idea di una vita dopo la morte si coniugava con quella della metempsicosi, cioè del ciclo di rinascite in un percorso di perfezionamento dell’anima, è difficile non farsi suggestionare fino a pensare che le acque in cui l’iniziato si tuffava – o il latte in cui cadeva il capretto – potessero in qualche modo alludere anche al liquido amniotico della vita successiva, oltre che al mondo sovrumano e immortale delle anime.

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Sempre a questa cornice orfico-pitagorica è possibile ricondurre anche la tradizione del “tuffo di Saffo” dalla rocca di Leucade, con cui la poetessa avrebbe posto fine ai suoi giorni: un suicidio agli occhi del volgo ma, per gli iniziati, l’immagine simbolica del passaggio alla nuova vita.

leucade_small

Nel bacino del Mediterraneo, comunque, l’idea che ci interessa doveva essere attiva anche in altri contesti culturali. Sappiamo per esempio che un collega di Aristofane, Eupoli, rappresentò intorno al 420 a.C. una commedia il cui titolo era “Baptai”, cioè per l’appunto “I tuffatori”: lo sport non c’entrava niente, però, dal momento che vi era messo in ridicolo un collegio di sacerdoti di una divinità tracia, Cotytto.

Fino a quando, nel bacino del Mediterraneo, s’affaccia la figura di un altro ’tuffatore’ carismatico, destinato a sconvolgerne completamente la storia.

D’accordo, a essere precisi, prima di lui va ricordato almeno un altro protagonista di questa pagina di dizionario: Giovanni “Baptista”.

The Baptism of Christ
The Baptism of Christ

Ma era stato lui stesso a riconoscere che:
«Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali; costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Al Cristo dunque il compito di trasformare definitivamente il gesto del tuffo nel sacramento del battesimo: rinnovando l’antico mito di Gilgames e i rituali degli orfico-pitagorici (e di chissà quanti altri non conosco – o non conosciamo), l’iniziato in Cristo si stacca dalla riva pagana della terra per immergere anima e corpo nella vita spirituale e rinascere così in Dio.

Ed ecco dunque tracciata brevi linea la via per cui il tuffo iniziatico ci ha portato al battesimo dei nostri giorni.

(Del resto i primi cristiani non dovevano fare sforzi per congiungere questi due concetti ormai così distinti per noi: dal momento che in molti casi il battesimo era proprio una completa immersione nelle acque)

Ho detto “dei nostri giorni”.
Ripensandoci, però, pur con tutta la popolarità di cui è circondato papa Francesco, viene comunque da chiederselo se, nel Terzo Millennio, il tuffo /battesimo non stia cambiando ancora e assumendo nuovi significati.
Nella nostra società “liquida”, in cui pare non esserci più nulla di solido e duraturo da cui tuffarsi – lavoro, partiti, sentimenti – il battesimo non può più avere la forza simbolica di un tempo.
Senza contare che l’essere sempre più virtuali tende a farci dimenticare alcuni ostinati difetti del nostro corpo materiale — la morte, per esempio.
Ragion per cui chi ci promette, oggi, una vita ’sovrumana’ deve prometterci qualcosa di immediato, veloce, smart e, soprattutto, convenzionato con mastercard: una merce, insomma, o meglio ancora un brand.
Prendete un profumo: nell’efficace predicazione delle pubblicità, poche gocce bastano per trasportarci via da uffici e banche verso inesplorati paradisi terrestri; per eliminare i chili di troppo e regalarci ogni sogno d’amore. Per trasformarci insomma – se non proprio in dio – almeno nell’ultima star intravista su Netflix.

HugoBoss

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