La Corfù di Gerald Durrell (ca. 1935)

Esordiamo in questa nuova categoria con la Corfù di Gerald Durrel, fratello del più noto Lawrence. La famiglia Durrel nel 1935 dall’Inghilterra si trasferì a Corfù e l’esperienza segnò profondamente la vita e l’educazione dei due fratelli che, più volte nei loro libri, alludono a questo periodo e all’incanto dell’isola.
In La mia famiglia e altri animali (prima edizione nel 1956) Gerald, che all’epoca dei fatti aveva 10 anni, rievoca le sue bizzarre e meravigliose ore di scuola con il ’maestro’ George.

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L’accurata descrizione di flora e fauna che caratterizza il brano e allieta tutto il libro non è casuale, visto che Gerry, ancora prima che scrittore, diventerà un notissimo etologo ed esploratore.

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Ecco il testo che ha attratto la mia attenzione per il “Portolano letterario”

pp. 74 sgg. « … poi svoltammo su per un tratturo che si snodava lungo una cresta di scogliere in miniatura e conduceva a una piccola baia solitaria a forma di mezza luna e frangiata di sabbia candida. Vi cresceva un boschetto di ulivi stenti che davano un’ombra piacevole. Dalla cima del piccolo dirupo l’acqua della baia appariva così calma e trasparente da dare quasi l’impressione che non ci fosse. I pesci sembravano fluttuare al di sopra della sabbia ondulata come se fossero sospesi a mezz’aria; mentre attraverso due metri d’acqua limpida si scorgevano le rocce su cui le attinie sollevavano le loro sottili braccia colorate, e i paguri si spostavano trascinando le loro case fatte a punta.
Ci spogliavamo sotto gli ulivi ed entravamo nell’acqua tiepida e luminosa per poi lasciarci portare dalla corrente, a faccia in giù, al di sopra degli scogli e dei ciuffi di alghe, tuffandoci ogni tanto per raccogliere qualcosa che ci aveva colpiti: una conchiglia dai colori più vividi delle altre o un paguro eccezionalmente grosso, con un’attinia sul guscio, come un berretto guarnito da un fiore rosa. Qua e là sul fondo sabbioso crescevano, allungati come costole, banchi di nere alghe nastriformi, e proprio tra questi banchi vivevano le lumache di mare. Battendo l’acqua coi piedi e scrutando sul fondo, potevamo vedere sotto di noi le fronde strette e lucenti delle erbe verdi e nere che crescevano fitte e intricate, sulle quali noi ci libravamo come falchi sospesi nell’aria sopra uno strano terreno boscoso. Nelle radure tra i banchi d’erba stavano le lumache, forse la più brutta specie di fauna marina. Lunghe sì e no un dito, sembravano enormi salsicce fatte di spesso cuoio marrone tutto bozzettato; bestie ottuse e primitive che stanno sempre nello stesso posto, facendosi cullare dal dondolio del mare, succhiando acqua da un’estremità del corpo ed espellendola all’estremità opposta. La microscopica vita animale e vegetale presente nell’acqua viene filtrata in qualche punto all’interno della salsiccia e poi trasferita al semplice meccanismo dello stomaco della lumaca …
Dopo aver esaurito le possibilità delle lumache andavamo in cerca di nuove conchiglie per la mia collezione o facevamo lunghe discussioni sull’altra fauna che avevamo trovato; ma tutt’a un tratto George si rendeva conto che tutto questo, benché piacevolissimo, a rigor di termini non era propriamente far scuola, sicché tornavamo verso riva e ci fermavamo dove l’acqua era bassa. Allora facevamo lezione, mentre i banchi di pesciolini ci si radunavano intorno e brucavano gentilmente le nostre gambe»

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