Gita al faro di Nauplia, con Virginia Woolf

Sulle orme della grande Virginia Woolf, il nostro Portolano letterario ci conduce in una delle località più suggestive del Peloponneso: Nauplia (per un certo periodo bizzarramente denominata Napoli di Romania). Come anche oggi, Nauplia costituiva una tappa obbligata del Grand tour — quasi sempre affrontata dopo Micene e Tirinto, e in attesa dello spettacolo teatrale di Epidauro. A proposito di Grand Tour: con tutto il bene e l’ammirazione che si nutre per la scrittrice, non si può non notare in questo brano l’atteggiamento (fastidioso e sempre attuale) della turista altolocata, abituata ad ambienti ben più confortevoli e agiati.

«Siamo scesi a Nauplia in piroscafo. E se questo piroscafo non avesse puzzato, e se non si fossero verificate le atroci conseguenze legate alle navi che puzzano, nessun viaggio sarebbe stato più poacevole. Il mare era increspato solo dai salti dei delfini; siamo passati così vicini alla spiaggia da riuscire a vedere i paesini nelle pieghe delle colline; ogni tanto ci fermavamo nel porto delle località più importanti. Le città si elevano come piramidi sulle alture, e nell’insieme si godeva della vista più piacevole e varia della costa greca che si potesse desiderare. Non ci sono molte città, e la terra è spoglia e sassosa. In una campagna del genere, non si può immaginare di andare a passeggio; né, con il sole all’orizzonte, era poi davvero una bella terra. Era troppo violenta, troppo scoscesa; e, in quella luce, troppo del colore delle ossa nude. Sul ponte eravamo in compagnia di un gruppetto che, come gran parte dei poveri che non possiede una locanda, sembrava affabile e contento. C’era ad esempio un ragazzino che ci ha dato un limone in cambio delle nostre uova, e quando siamo andati via ci ha baciato le mani. Si è trattato di un viaggio lungo, perché abbiamo attraversato il golfo, e le intaccature sulla mappa sono diventate baie profonde, e il vapore è scemato, e abbiamo proseguito lentamente per la nostra strada fino alle 9:30, quando abbiamo gettato l’ancora»

virgwoolf4

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