L’arte come antidoto alla brutalità: il ruolo degli affreschi di Cnosso nella seconda guerra mondiale

Ho già parlato qui di un’opera in cui si attribuisce all’arte antica e in particolare a quella minoica un ruolo determinante addirittura nelle vicende della seconda guerra mondiale – in particolare nei piani strategici di Hitler.

Signor-Mani

Si trattava però ’solo’ di un romanzo (per quanto bellissimo) e le opinioni espresse dal suo autore, per quanto acutissime, andavano dunque considerate solo ’fantasia’.
Ben altra cosa il libro in cui mi sono imbattutto in questi giorni: un diario di guerra di chi alla battaglia di Creta aveva partecipato davvero, in prima persona – e dunque nelle intenzioni, nel tono, nella finalità, una testimonianza del tutto diversa.

Baldi-Egeo

E tuttavia la mezza paginetta che – fra bombardamenti, esplosioni, trucidamenti, vigliaccherie e orrori di ogni genere – l’autore dedica al sito archeologico di Cnosso e ai suoi affreschi, inaspettatamente assegna a quelle opere millenarie un ruolo non meno decisivo per l’umanità di quello vagheggiato da Yehoshua.
Gianni Baldi era sottotenenente di complemento distaccato a Rodi quando, nell’imminenza della famosa battaglia di Creta, viene a sapere che farà parte di un contingente di circa 1.600 italiani in appoggio alle truppe tedesche. Pochi giorni dopo, il 23 maggio del 1941, salpa da Rodi per una traversata che, 24 ore dopo, lo porterà a sbarcare nella baia di Sitia, dopo avere evitato per miracolo (o per caso) il fuoco nemico.

Baldi-Egeo2

Anche sulla terraferma, per una serie di eventi tragicomici, Baldi e i suoi compagni evitano il coinvolgimento in qualsiasi conflitto a fuoco. Ma, a battaglia ormai terminata, la marcia di 50 km. da Sitia a Jerapetra per ricongiungersi all’alleato tedesco basta a “spezzare le reni” al contingente italiano e a spalancare per la prima volta agli occhi del Baldi un vero scenario di guerra: morte dunque, e violenze di ogni tipo, e privazioni, ingiustizie, farse e teatrini della vanità … Ed è proprio in mezzo a questo spettacolo di abbrutimento e povertà umana che si apre invece, nel modo più inaspettato, l’attimo di sogno rappresentato dalla vista di Cnosso e dei suoi tesori.
«Quando vi arrivammo nel primo pomeriggio di una giornata torrida, l’aria surriscaldata sembrava avvolgere le cose in un velo tremolante, impalpabile. La campagna intorno, brulla e giallastra come una savana, emanava un forte odore di paglia bruciata. Sullo sfondo, in lontananza, il mare mandava barbagli intensi, accecanti. In questo paesaggio dai colori fulvi, affocati, la reggia di Cnosso con il suo profilo chiaro spiccava nitidamente sul terreno.
Di quella visita ho tutt’ora un ricordo confuso: di sensazioni fisiche più che di immagini archeologiche. Mi rammento, ad esempio, che percorrendo le parti interne del palazzo, scavate sottoterra e quindi impregnate di umida frescura, provai un senso di straordinario refrigerio e anche di pace ultraterrena. Forse per certe suggestioni culturali, sedimentate nella memoria, mi parve anche d’avvertire un certo smarrimento in quel labirinto di stanze, magazzini, corridoi, sale, tutti ambienti collocati su piani diversi e intersecantisi l’uno nell’altro in modo apparentemente caotico. Tuttavia, piur nella confusione dei ricordi, conservo ancora nitidissima la visione delle straordinarie scene di taurocathapsia, affrescate sotto il famoso portichetto dalle colonne rosso-pompeiano.

taurokatpsia.jpg

Quelle figure a seno nudo, che volteggiavano con acrobatica eleganza sulla groppa del toro, trasmettendoci attraverso i millenni le immagini ludiche di una favolosa età dell’oro, ebbero il potere di piegare la mia dura cervice, resa ottusa dalle fatiche della guerra, alla più pura ammirazione. La visita a Cnosso ebbe l’effetto (e non solo su di me ma anche su altri collegi) di ricondurci a ragionare di cose delle quali avevamo perso non solo il gusto, ma anche la nozione»
Parole e sentimenti di umanità, finalmente, resuscitati grazie all’arte dal mezzo dell’orrore in cui ogni umanità era scomparsa!
Credo che sia difficile sopravvalutare l’importanza di questa pagina nascosta nel mezzo di un diario di guerra. Più di tante teorie estetiche, essa indica in modo apodittico il valore più profondo dell’arte: l’essere uno dei pochi antidoti a disposizione dell’uomo nei momenti di abbrutimento che lui stesso è così abile a procurarsi.
Davvero ogni museo – non solo quello di Cnosso – dovrebbe gelosamente custodire nelle proprie teche testimonianze come questa e la consapevolezza che contengono, ed esporle nelle prime sale come la cosa più preziosa.
Tanto più conoscendo la nota ritrosia della specie ad imparare dagli errori passati.

Palmira

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