Kafka e la metamorfosi di Aracne in Ovidio

Gesti e pensieri kafkiani nel compleanno di questo autore tanto amato (1883-1924)

  1.  Guardo e riguardo questa che è forse la sua foto più famosa. Non è incredibile e sconvolgente che dietro questo ragazzetto fragile, ordinato, sorridente si nasconda il gigante che ha sconvolto la letteratura del Novecento e ancora è capace di sconvolgerci se apriamo le pagine de Il processo o della Metamorfosi?
    Come può un’anima tanto grande accomodarsi nel corpo di una persona normale?
  2. Apro la pagina della Treccani on line alla voce “kafkiano agg.”:
    «Che richiama l’atmosfera tipica dei racconti di Kafka, e quindi inquieto, angoscioso, desolante, o paradossale, allucinante, assurdo: situazioni kafkiane»
  3. Rileggo uno degli incipit più fulminanti della storia della letteratura:

    «Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale»

    (da “La Metamorfosi“, 1915, )

  4. Da buon classicista cerco, nell’opera omonima di Ovidio, la metamorfosi che più si avvicina a quella, terribile, di Gregor. Non c’è dubbio: è quella di Aracne che, essendo bravissima a tessere e filare ebbe l’ardire di sfidare in quest’arte la stessa Atena. Come prevedibile però, tutto finì a schifìo: la ragazza decisi di impiccarsi e la dea, mossa a pietà, la trasformò in un ragno

    «La poveretta non lo tollerò, e corse impavida a infilare il collo in un cappio. vedendola pendere, Pallade ne ebbe compassione e la sorresse, dicendo così:” Vivi pure, ma penzola, malvagia, e perché tu non stia tranquilla per il futuro, la stessa pena sia comminata alla tua stirpe e a tutti i tuoi discendenti!”. Detto questo, prima di andarsene la spruzzò di succhi di erbe infernali, e subito al contatti del terribile filtro i capelli scivolarono via, e con esso il naso a gli orecchi; e la testa diventa piccolissima, e tutto il corpo d’altronde s’impicciolisce. Ai fianchi rimangono attaccate esili dita che fanno da zampe. Tutto il resto è pancia. ma da questa Aracne riemette del filo e torna a rifare –ragno- le tele come una volta»

    (Ovidio, Le Metamorfosi, trad. di P. Bernardini Marzolla)»

 

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