Il bacio e l’estasi: Eros e Psiche da Canova a Platone – passando per Apuleio

1. L’attimo prima del bacio: Amore come risveglio
Partiamo da una delle rappresentazioni più commoventi e celebri di questo gesto:  “Amore e Psiche” del Canova. Che la statua immortali un momento del mito di Eros e Psiche così come è trattato da Apuleio nel suo Asino d’oro, è cosa ben nota. Per dirlo con le parole del grande scultore:
«Amore e Psiche che si abbracciano: momento di azione cavato dalla favola dell’Asino d’oro di Apuleio»
amore&psiche2
Non bisognerebbe però dimenticare, contemplando il capolavoro, il momento esatto in cui ’l’azione è cavata’: non è un bacio come un altro, quello che sta per unire i due amanti. Siamo verso la fine della vicenda: per avere disobbedito agli ordini degli dèi, Psiche è stata punita con un sonno simile alla morte. Eros, tornando da lei, compie il miracolo di risvegliarla — o, se vogliamo, di riportarla alla vita.
(Sappiamo bene che funziona esattamente così. E se ci commuoviamo tanto davanti a questo capolavoro, è forse proprio perché una parte di noi, anche senza saperlo, intuisce il senso profondo di quel bacio — risvegliarsi da uno stato di morte)

2. Una creatura alata, ma solo potenzialmente
“Psiche” (anzi, “psyché”) è la parola greca più vicina alla nostra “anima”. La vicinanza, del resto, è confermata dall’etimologia: “anima”, infatti, deriva dal greco “anemos“, “vento”, mentre “psyché” è termine onomatopeico connesso all’idea del soffio, come il verbo “psyo” che significa, appunto, “soffiare”, “spirare”. Abbiamo dunque a che fare – in greco, come in latino – con qualcosa di volatile e ’incomprensibile’: un elemento nobile, certo, ma aleatorio e assai trascinabile.
(E questo, in fondo, lo sappiamo bene anche noi — senza essere né greci né latini).
Si spiega così il fatto che talvolta anche Psiche è rappresentata con delle ali – come per esempio in una statua agli Uffizi, copia romana di un originale ellenistico:

Amore&psiche3

C’è una grande differenza, però: il volo di Anima/Psiche è un volo passivo, possibile solo a rimorchio — per così dire — di una forza trascinante, come quella di Amore. Ce lo ricorda già Platone in un noto passo del Fedro: «Gli uomini lo chiamano Amore che vola,/ Alato gli dei, perché fa crescere l’ali», attribuendo questi versi all’antica sapienza degli Omeridi.
Sì, proprio una grande differenza: se l’amore ha ali potenti per volare ovunque, il volo dell’anima è, tutt’al più, quello dell’aliante.

3. Ali di farfalla
Dimenticavo di dire che, in greco, il termine “psyché” ha anche un altro significato: “farfalla”. A questo si deve, certo, la particolare foggia delle ali nella copia ellenistica degli Uffizi, e in altre testimonianze iconografiche.

4. L’anima e l’estasi del bacio
Ma torniamo alla nostra statua, per sfidare questa volta il suo più profondo mistero: il tentativo titanico da parte dell’artista di rappresentare (nel marmo!) l’irrappresentabile: l’ineffabile momento che prepara un bacio ’magico’ — di quelli, cioè, che cambiano la vita di chi ama.
I Greci erano convinti che l’anima dell’innamorato potesse evadere dal corpo e librarsi nell’aria attraverso la luce degli occhi ma anche (più naturalmente) attraverso la bocca. Il bacio – indifferente se eterosessuale o no – diveniva allora il luogo dell’unione “psichica” degli amanti, come leggiamo in uno splendido epigramma dell’Antologia Palatina attribuito proprio allo stesso Platone:

«Avevo l’anima sulle labbra, mentre baciavo Agatone.
S’era presentata, la sventurata, come per traghettar

amore&psiche4

L’estasi, etimologicamente, non è che l’incredibile processo di “uscire da se stessi” – e arriviamo così al vero cuore dell’opera: l’Anima innamorata, e per questo dotata di ali, si alza in volo guidata dal vento trascinante di Eros.
Più alati di così, signore e signori, si muore.

5. Morte e “piccola morte”
Già, è sin dall’inizio che ci giriamo attorno — e non può essere diversamente: almeno nella narratologia occidentale, infatti, la Morte (nel nostro caso quella da cui Amore risveglia Psiche) è come lo sfondo scuro che serve a mettere in risalto la profondità e la vitalità dei colori delle migliori opere d’arte. Niente “vero amore”, dunque, senza sentire da qualche parte il fremere sinistro dell’ala della Morte. E potremmo anche dire – lasciandoci inevitabilmente trasportare – che questo dramma estremo e finale ha un suo corrispettivo più quotidiano e ripetibile, anch’esso presente, a mio avviso, nel silenzio sublime e misterioso dell’opera del Canova: niente vita senza la “piccola morte” di un orgasmo.

6. Un antico modello per il Canova
Amore, baci, estasi e morte … dal repertorio dell’arte classica ecco affiorare alla mente un’altra immagine che mi porta ad affrontare, in ultimo, il tema dei modelli classici del neo-classico Canova.
Lo spunto di partenza gli venne, sembra, da un affresco di Ercolano raffigurante l’amoroso amplesso di una baccante e un fauno:
Amore&Psiche 5
Si tratta di una dipendenza evidente, oltre che testimoniata dalle fonti. Eppure se dovessi indicare – non da specialista di iconografia ma da semplice appassionato – l’opera dell’antichità più vicina (almeno “in spirito”) al gruppo marmoreo del Canova, punterei il dito su un altro splendido reperto: la coppa del cosiddetto Pittore di Pentesilea, dipinta intorno alla metà del V secolo a.C. e ora conservata nella Staatliche Antikesammlung di Monaco di Baviera.
Vi è raffigurata – con pathos non inferiore a quello che pervade il gruppo di “Amore e Psiche” – l’attimo finale del duello in cui Achille uccise la bella e coraggiosa amazzone Pentesilea (da cui il nome al pittore). La cosa non dovrebbe dunque riguardarci, non fosse che – almeno secondo alcune versioni – Achille s’innamorò della guerriera nell’estremo momento in cui, sotto i suoi colpi, cadeva, esalando la vita. In certa misura, dunque, quel duello fu anche un tragico duetto d’amore che dobbiamo forse immaginarci non lontano da quello fra Clorinda e Tancredi meravigliosamente descritto nella Gerusalemme liberata di Tasso. Di certo, comunque, doveva pensarla così l’antico pittore, che ci consegna infatti un’immagine in cui la stretta finale dei combattenti ricorda irresistibilmente l’abbraccio di due amanti: Pentesilea protende le mani al petto di Achille; entrambi si guardano negli occhi con sguardo che nulla ha del furore di guerra, ma ricorda invece la tenerezza e l’abbandono di Eros.
In una gestualità sorprendentemente vicina a quella scelta da Canova per i suoi amanti.
Pentesilea&Achille

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