Uomini e rocce, a Hydra

Il diario di viaggio in Grecia di Henry Miller si stacca in modo profondo da analoghe opere di suoi colleghi scrittori o di altri intellettuali impegnati nel Grand Tour: l’americanissimo Miller, appena tocca piede nell’Egeo, per qualche arcano mistero dimostra di essere più greco di un antico greco – come ho già detto qui; di modo che il lungo periodo trascorso a queste latitudini si trasforma nell’anamnesi grazie alla quale pare riscoprire una sua vita precedente, svelando così di essa non poche meraviglie a sè stesso e al lettore.

henry-miller

Per questo motivo, a mio avviso, poche descrizioni del paesaggio greco (mare o monti o uomini, non importa) risultano vibranti e ’paniche’ come quelle contenute nel suo Colosso di Marussi.
Ad esempio, per le rocce e la loro bellezza Miller mostra una vera e propria ossessione ovunque vada, nel continente o nelle isole. E questa sua fascinazione lo porta a osservazioni interessantissime, che aiutano a rivelare il significato profondo che dovevano avere, per gli antichi Greci, quei miti che parlavano della metamorfosi di uomini in pietre (per esempio Niobe) o, al contrario, di pietre in uomini (per esempio la statua scolpita da Pigmalione).
La descrizione che Miller fa dell’isola di Hydra e dei suoi abitanti è, in questo senso, uno dei passi più affascinanti al punto da sembrare un (inconsapevole) tentativo di comprendere e spiegare il famoso mito di metamorfosi secondo cui, dopo il ’diluvio universale’ (noto anche alla mitologia greca), Deucalione e Pirra riuscirono a ripopolare la terra proprio trasformando le pietre in uomini e donne:

deucalione

«Idra è una roccia che sorge dal mare come un’enorme pagnotta pietrificata. È il pane mutato in sasso che l’artista riceve a compenso delle sue fatiche quando scorge la terra promessa. Dopo l’illuminazione uterina viene l’ordalia della roccia da cui deve scaturire la scintilla che infiammerà il mondo. Parlo in immagini rapide e sommarie perché muovere di luogo in luogo in Grecia è prendere coscienza del dramma emozionante, fatale della razza nel suo passare da un paradiso all’altro. Ogni sosta è un tramite lungo un sentiero disegnato dagli dèi. Sono stazioni di riposo, di preghiera, di meditazione, d’azione, di sacrificio, di trasfigurazione. In nessun punto della via c’è il segno FINE. Le rocce stesse, e in nessun altro luogo della terra Dio ne è stato prodigo come in Grecia, sono simboli di vita eterna. In Grecia le rocce sono eloquenti: gli uomini possono morire, ma le rocce mai. In un posto come Idra, per esempio, si sa che un uomo quando muore diventa parte della sua roccia nativa. Ma questa roccia è una roccia viva, un’onda divina di energia sospesa nel tempo e nello spazio, che crea una pausa di lunga o breve durata nella melodia infinita. Idra è stata inserita come una pausa nello spartito della creazione da un esperto calligrafo».
Ditemi, in effetti, se questa non è una delle migliori definizioni a soccorrerci davanti a certi panorami mozzafiato nella Grecia e nell’Egeo: non sono semplici e inanimate rocce, quelle che vediamo, ma invece “qualcosa di vivo — un’onda divina di energia sospesa nel tempo e nello spazio”.

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