Sull’altalena dell’amore (MUSEO IMMAGINARIO)

Nella “Sala di Dioniso” del nostro Museo Immaginario, una teca protegge in un silenzio senza tempo una scena in sublime bilico fra spensieratezza infantile e crudi richiami alla realtà del corpo adulto. Una Menade (che sembra, però, una qualsiasi adolescente) s’abbandona alla vertigine dell’altalena. Mentre capelli e vesti le si gonfiano dell’aria fresca, lei guarda avanti e pare dunque ignorare chi — o che cosa — la spinge sempre più in alto.
Osserva la scena, senza essere visto, un coro di ragazze più esperte. Loro vedono il satiro che la spinge alle spalle. Loro sanno. Per questo accompagnano l’evoluzione della fanciulla sussurrando i versi dolci-amari della più grande poetessa dell’amore: Saffo.

MENADE IN ALTALENA: Inizia tutto con una spinta da nulla: l’incrociarsi in una strada, uno sguardo casuale ad una festa. Così si mette in moto, lentamente.
CORO: Ho visto una fanciulla così tenera scegliere fiore da fiore
MENADE: è un movimento dolce e quasi innavvertito, quell’inizio. E presto si trasforma in un’oscillazione che ci culla – una ninna nanna che si insinua dentro e scioglie. Lentamente.

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CORO: Il piacere irraggia, da quegli occhi belli
MENADE: Qualcosa già muta in noi, anche se non ce ne accorgiamo e ci sembra di essere ancora fermi. È un lieve sorriso che ci affiora sul volto, trasfigurandolo e rendendolo più bello.
CORO: Ora, di nuovo, il desiderio vola intorno a te
MENADE: E vorremmo ripetere quell’attimo casuale e incantatore, quella dolce spinta iniziale, senza neanche sapere perché. è strano, ma non ci riesce più di prendere sonno, senza riandare con il pensiero a quel momento.
CORO: Vieni, vieni, se un’altra volta di lontano questa voce ti giunse, e l’esaudisti
MENADE: Incontrare quegli occhi ancora, abbandonarsi nelle braccia di quel casuale sfioramento. Che all’attimo sussegua un altro attimo uguale. E poi vivere con continuità quel movimento (Qualcosa ci spinge verso Qualcosa che non conosciamo).

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Jean-Honoré Fragonard, L’altalena

CORO: Di lei l’amato incedere, il barbaglio del chiaro viso vorrei scorgere, più che i carri dei Lidi e le armi pesanti dei fanti
MENADE: Poco a poco, allora, s’affaccia dentro un tremore lontano, sempre più forte. Asseconda, ora, un altro ritmo, l’anima. Avanti, indietro, avanti, indietro. Una lieve perdita d’equilibrio, ma così dolce! Anche il mondo intorno inizia a cambiare, e noi vogliamo cambiare il mondo intorno.
CORO: Madre mia, a tessere la tela non ce la faccio più. Per un ragazzo mi piega d’amore la tenera Afrodite
MENADE: ci abbandoniamo a questo dondolio, sempre più veloce: abbiamo forse altra scelta? Onda dolce e rossa di schiumoso vino, che ci trasporta nell’ebbrezza. Con impeto sempre maggiore.
CORO: Cingi le bende e vieni, Cipride! Mesci il tuo nettare in calici d’oro, con languida gioia…
MENADE: Ora si mischia il cielo con la terra, in questa fulgida luce nuova…
CORO: Scende dal cielo il dio, avvolto in un purpureo manto
MENADE:… e tutto il nostro corpo si lascia andare, la testa rovesciata indietro, i capelli al vento.
CORO: E non ebbe un pensiero per sua figlia, per i cari parenti: la travolse Cipride nella brama.

Menade
Skopas, Menade danzante

MENADE: Dio mio, ormai è un senso di vertigine assoluto e irresistibile, in cui tutto si confonde. Alla dolcezza, iniziano a confondersi altri sentimenti.
CORO: Sono ancora nel turbine: mi strema Amore, fiera senza scampo, amara dolcezza
MENADE: Il pensiero di chi s’ama, diviene un’ossessione che non dà tregua. Il desiderio cieco fa battere così forte il cuore nel nostro petto, che ci addolora.
CORO: Se fugge, presto inseguirà, e se doni non vuole, presto donerà, e se non ama, anche contro sua voglia molto presto amerà
MENADE: Lampi e tuoni scoppiano nel cielo, sulla terra il vento sradica il platano, nel nostro cuore spira il furore silenzioso e cieco dei dubbi, della gelosia
CORO: E lui innanzi a te siede, e così vicino sente la tua voce dolce, il tuo desiato riso…
MENADE: La vertigine si fa malattia, che non ci abbandona neanche un attimo del giorno e della notte.
CORO: …la voce mi viene meno, la lingua mi si spezza, un sottile fuoco subito mi scorre sotto la pelle …
MENADE: Finché si spegne lentamente quel senso di pienezza, l’entusiasmo.
CORO: Ti supplico, non piegare con tanta noia e tanta pena questo cuore
MENADE: Finché finalmente si manifesta, nella pesante e immobilità dell’anima e del mondo intorno, il volto dell’altra divinità che è congiunta e sorella dell’Amore.
CORO: Vaghezza mi punge di morire. Vedere nella rugiada i fiori di loto, lungo l’Acheronte!

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