Accidenti a loro, e alla nostra sapienza (Senofane fr. 2 G.-P.)

Il costo del passaggio di Neymar dal Barcellona al PSG; l’ultima borsa guadagnata da Mayweather per un suo match; l’assegno a sei zeri pagato ai vincitori dell’US Open di tennis … E invece dall’altra parte i lamenti che si alzano (almeno in Italia) da chi lavora nei musei, nelle università, nelle scuole — e da chi, magari con un master, non lavora proprio.
è incredibile quanto indietro dati, in Occidente, questa polemica fra cultura e sport, intorno ai veri valori e alle ingiuste retribuzioni. Ogni tanto, ecco, torna a galla, e sarebbe interessante scoprire le ragioni di questi riaffioramenti — studiare, in una società, i modi delle oscillazioni fra queste due sfere rivaleggianti.  è probabile in effetti, che non siano casuali. Anzi, non sarebbe azzardato ipotizzare un (diabolico) rapporto di causa effetto — non ignoto alle classi dirigenti — per cui quanto più si alzano gli stipendi e il clamore mediatico dell’atleta, tanto più si abbassa la voce in capitolo di un intellettuale.
Qui di seguito, la prima testimonianza a noi nota di questa antica disputa:  l’ha firmata Senofane di Colofane, nell’ultimo terzo del VI a.C. (traduzione di M. Untersteiner)

«Ma se uno raggiungesse la vittoria per la velocità dei piedi
o gareggiando nel pentathlon, là dove è il recinto sacro di Zeus
presso le correnti del Pisa, a Olimpia, o nella lotta,
o anche praticando la dolorosa arte del pugilato

mayweather

o quella terribile gara che chiamano pancrazio,

allo sguardo dei cittadini sarebbe più glorioso,
e otterrebbe il diritto di sedere in prima fila, ben evidente, agli spettacoli,
e gli verrebbe concesso di venire nutrito a pubbliche spese
dalla città, e otterrebbe un dono, un cimelio per lui;

Bolt&Obama1
se anche vincesse nelle gare equestri, otterrebbe tutti questi vantaggi
non essendone degno come lo sono io: superiore alla forza,
di uomini o di cavalli, è la nostra sapienza.
Ma questa valutazione avviene del tutto al caso, e non è giusto
anteporre la forza alla buona sapienza.
Nè infatti se fra il popolo ci fosse uno valente nel pugilato,
o nel pentathlon o nella lotta,
e nemmeno nella velocità dei piedi, specialità particolarmente onorata
fra le prove di forza che si svolgono negli agoni,
non per questo la città avrebbe un buon governo:
alla città deriverebbe una ben misera gioia,
se uno vincesse gareggiando presso le rive del Pisa.
Queste cose non impinguano infatti le casse della città»

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