Mishima, l’Auriga e il miracolo greco

«La testa dell’Auriga ha un’originalità diversa dalle teste marmoree delle epoche posteriori, esprime la giovinezza semplice di un mortale che non assomiglia a nessuna divinità. Il volto mi pare ancora più bello di quello dell’Apollo. Non c’è traccia di divino, il pudore al posto dell’arroganza e la purezza al posto della lussuria sprigionano profumo. Il pudore del vincitore, la purezza luminosa: quanto tale espressione di verità ci colpisce nel cuore! L’arte, assai più che di un soggetto oscuro o serio, è espressione di un’imperfezione»

Continua a leggere “Mishima, l’Auriga e il miracolo greco”

Mia madre, dieci minuti ancora


In un brevissimo racconto di qualche anno fa l’americano David Leavitt affronta un tema ben noto alla letteratura antica, a partire da Omero: incontrare la propria madre dopo la morte.

«La telefonata arrivò. Dopo mesi di laboriose trattative era stato finalmente programmato un incontro con mia madre, morta da tre anni. L’appuntamento era alle dieci di quella mattina all’Aquatic park, vicino al campo da bocce dove si ritrovavano gli Italiani di una certa età»

Continua a leggere “Mia madre, dieci minuti ancora”

Pastorale greca, per flauto d’osso e sorriso

Che gli antichi individuassero una forma di eden nella vita dei pastori ce lo ricordiamo ancora noi moderni quando (sempre più raramente) utilizziamo parole come “bucolico”, “pastorale”, “arcadia”. E in effetti nelle arti visive non meno che in tanta letteratura il locus amoenus per eccellenza è dove un pastore si ferma per pascolare le sue greggi: l’ombra di un albero o di una grotta, l’erba tenera su cui distendere le membra (solo o in dolce compagnia), l’acqua di un ruscello e di un laghetto sotto un cielo mite, con qualche nuvola e volo di uccelli. A questi elementi ne vanno aggiunti poi almeno altri due più difficili da rappresentare con parole o linee e colori: i profumi e la musica (“pastorale”, appunto) di uno strumento a corde o di un flauto.

Continua a leggere “Pastorale greca, per flauto d’osso e sorriso”

Omero sulla spiaggia

«Ermes Cillenio chiamava fuori le anime dei Proci. Aveva la bella verga d’oro in mano, la verga con la quale incanta gli occhi degli uomini, a chi vuole: altri invece li risveglia anche dal sonno»
L’ora del tramonto sul mare di porpora, sotto il cielo che a poco a poco s’infuoca e s’insanguina, è perfetta per rileggere la scena di Hermes che conduce all’Ade le anime dei Proci, spietatamente sterminati da Odisseo — all’ inizio del ventiquattresimo canto. Da qui inizia un’altra discesa nel regno dei morti, seppure anche se meno nota della nekyia dell’undicesimo libro. 

Continua a leggere “Omero sulla spiaggia”

“Il più profondo segreto della vita”

«”Venga con me.” Si alzò, come se il tempo fosse essenziale. “Venga. Le mostrerò il più profondo segreto della vita. Venga.” Rapido, fece il giro del porticato. Lo seguii al piano di sopra. Qui mi spinse sulla terrazza.
“Vada a sedersi alla tavola. Con le spalle al sole.”
Un minuto dopo comparve, portando qualcosa di pesante drappeggiato in un asciugamano bianco. Lo depose con cautela in mezzo alla tavola. Poi tacque, si assicurò che io stessi guardando prima di togliere, gravemente, il panno.

Continua a leggere ““Il più profondo segreto della vita””

“Piantare in Asso” (o a Rangoon) la propria donna: “Il tango del vedovo” di Neruda

1

La figura archetipica dell’uomo che, nel cuore della notte, stando attento a non fare rumore s’alza dal letto in cui la propria donna è sprofondata nel sonno, si veste, raggiunge la porta con le scarpe in mano, la apre come fosse un ladro, quindi se la chiude alle spalle per dileguarsi per sempre è degnamente rappresentata nella mitologia greca dall’eroe del labirinto e del Minotauro, l’ateniese Teseo.

Continua a leggere ““Piantare in Asso” (o a Rangoon) la propria donna: “Il tango del vedovo” di Neruda”

3. Il pugile oratore (Cronache da Olimpia)

1

Uno degli incontri di boxe più memorabili del mondo antico ebbe luogo durante le Olimpiadi del 212 a.C. Deve la sua fama non tanto alla leggendaria forza e tecnica del pugile che ne fu protagonista quanto al fatto che questi, a un certo punto dell’incontro (precisamente quando le cose si stavano mettendo male per lui) smise di combattere per rivolgere al pubblico un discorso semplice e illuminante, di grandissima rilevanza politica. Tant’è vero che la cronaca di quell’incontro ci è tramandata da Polibio, ovvero uno degli autori più attenti agli aspetti politici e istituzionali della storia.

Continua a leggere “3. Il pugile oratore (Cronache da Olimpia)”

2. La prima gara (Cronache da Olimpia)

1

Sul frontone orientale del tempio di Zeus ad Olimpia — ovvero su quello che è considerato uno dei capolavori assoluti dell’arte greca — è raffigurata la prima gara che diede origine ai Giochi Olimpici antichi e poi moderni.
Nulla potrebbe essere meno vicino all’idea moderna di sport. Nulla potrebbe essere, nella sua essenza, più tragicamente e splendidamente greco. Sentite qua.

Continua a leggere “2. La prima gara (Cronache da Olimpia)”

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑