Omero sulla spiaggia

«Ermes Cillenio chiamava fuori le anime dei Proci. Aveva la bella verga d’oro in mano, la verga con la quale incanta gli occhi degli uomini, a chi vuole: altri invece li risveglia anche dal sonno»
L’ora del tramonto sul mare di porpora, sotto il cielo che a poco a poco s’infuoca e s’insanguina, è perfetta per rileggere la scena di Hermes che conduce all’Ade le anime dei Proci, spietatamente sterminati da Odisseo — all’ inizio del ventiquattresimo canto. Da qui inizia un’altra discesa nel regno dei morti, seppure anche se meno nota della nekyia dell’undicesimo libro. 

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Notturno di Poros (Md’A8)

Leucade, baia di Poros. Una notte di insonnia può capitare anche quando, dalla temperatura all’umore, tutto sembra perfetto. Così, in questa lunga notte si parla del mito di Eros e Psiche (seconda parte), dell’idea di felicità, di Leopardi e di alcuni film dei fratelli Cohen; quindi, guardando la meravigliosa stellata, e ripensando ad alcune splendide pagine di Melville, finalmente si prende sonno. Continua a leggere “Notturno di Poros (Md’A8)”

La salvezza di vedere il mare (greco). Un topos dell’anima da Senofonte a noi

Uno dei passi più famosi di tutta l’imponente produzione di Senofonte (e di sicuro dell’Anabasi) è quello in cui i soldati greci al suo comando, stremati dalla lunga spedizione in Asia, conquistano la vetta del monte Teche e da lì hanno la visione che per loro significa ritorno a casa e salvezza (Anabasi IV, 7, 21 sgg.). Continua a leggere “La salvezza di vedere il mare (greco). Un topos dell’anima da Senofonte a noi”

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