La ragazza che divenne pesce

Antichi miti narrano di un giovane pescatore di nome Glauco che, avendo ingerito un’alga dagli effetti magici, si trasformò non solo in un pesce, ma addirittura in una divinità marina, andando ad abitare in splendide dimore negli abissi, al fianco di Poseidone, Tritoni, Oceanine e altre mitiche creature marine.
Il racconto che segue è dedicato a chi, in assenza di quell’alga magiche, ci ha impiegato un po’ prima di tuffarsi felice nell’acqua.

1. Petra sta muta come un pesce
Se tu che mi leggi hai la sfortuna di avere già raggiunto l’età della ragione (dieci o undici anni o anche prima in casi drammatici) avrai già notato come il mondo in superficie rigurgiti di cose che non vanno: genitori che litigano e urlano, fratellini a carico, prof, pagelle e registri di classe, bilance, diete nel diario e specchi nei bagni, feste di coetanei insulsi…
Oh oh, non farmi continuare questo elenco: sento che sto già per vomitare!
Non c’è dunque ombra di dubbio che sia mille volte meglio inabissarsi nella propria cameretta e farla diventare una fortezza inespugnabile che si stagli contro quel mondo nauseante. Poi ciascuno è libero di scegliersi come ricrearsi un mondo migliore in quei pochi ma fidati metri quadrati: videogiochi, musica, talvolta persino la lettura!
Io – come puoi vedere guardandoti attorno – ho scelto la via degli acquari e passo il tempo a tenere in ordine e contemplare i tre che mi sono fatta regalare per gli ultimi compleanni.
«Petra degli acquari», mi dicono alle spalle i miei cosiddetti compagni; ma non m’importa una triglia, te lo assicuro: trovo meraviglioso i loro colori, la sabbia, i fondali e, naturalmente, quel prodigioso nuotare su e giù, leggeri ed eleganti, dei miei neon, guppy e pesci rossi. Non so perché mi succede: ma da quando mi ricordo, sento un legame profondo (abissale!) con quel mondo.
«Petra sta muta come un pesce», mi provocano i soliti geni della mia classe. Ma meglio il mio silenzio da pesce che mille delle loro parole insignificanti.
E insomma, per sintetizzare, sono un tantino in fissa con il mare: non solo i piccoli acquari, ma balene, squali, meduse, Titanic, delfini, calamari giganti, Nautilus … E conosco tutti o quasi i miti sul mare: anche quello di Glauco, certamente.
2. Importante avvertenza sul mio nome
Sì, hai capito bene: mi chiamo Petra, qualcosa che non va? Non vorrai mica deludermi mettendoti a fare anche tu facili ironie del tipo: «Petra è grossa come un masso», oppure: «silenziosa come una Petra»? E soprattutto non toccare il tasto: «Petra, in piscina, va a fondo come un sasso», perché questo davvero sarebbe un colpo basso. E anche se adesso – dopo l’incontro incredibile con Glauco – mi sono buttata alle spalle l’incubo di non sapere nuotare, il solo ricordarlo ancora mi ferisce. Dunque evita, ti prego, visto che dobbiamo passare tempo prezioso insieme.
Ma anticipo gli eventi e invece dovrei procedere per gradi.
3. “Pianeta blu”
Tutto ebbe inizio quando i miei vecchi, sfiniti dalle insistenze, diedero semaforo verde per un week end a Copenhagen. Perché Copenhagen? Perché là da poco è stato inaugurato “Pianeta blu”, ovvero l’acquario più grande d’Europa: ventimila pesci e animali acquatici di quattrocentocinquanta specie diverse in cinquantatre acquari! Uno di questi, poi, chiamato non a caso “ocean tank”, contiene da solo oltre 4 milioni di litri d’acqua in cui nuotano, sotto i tuoi occhi, squali, pesci martello, barracuda, murene (e molti altri).
Da sballooo!

pianetablu
Io, naturalmente, non stavo nella pelle: contavo prima i giorni e poi le ore che mi dividevano dalla partenza e già una settimana prima dell’imbarco, avevo le valigie pronte per il volo! Provavo una sensazione strana, come se quel viaggio nel “Pianeta Blu” fosse una specie di ritorno: sì, un tornare a casa dopo una lunga assenza. Alla luce degli eventi, so benissimo di cosa si trattava. Ma di nuovo corro troppo avanti.
4. Un attimo di black out?
Quanto al guaio che si verificò quando finalmente ci arrivammo, al “Pianeta Blu”, ci tengo a dirlo subito: la colpa non fu soltanto mia. No, perché da un po’ di tempo il “la colpa è di Petra” pare diventato uno sport nazionale – che se continua così lo mettono alle Olimpiadi di Rio. E invece non è così che andata, ve lo giuro su Nemo o persino su Moby Dick.
Sì, è ovvio, ero un tantino su di giri e facevo difficoltà a stare vicino alla mia famiglia mentre entravamo nella pancia di quel grande cetaceo di cemento e metallo.

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Ed è anche vero che smaniavo dalla voglia di tuffarmi in una delle tante attività programmate: “merenda con gli squali”, “pirati a mezzanotte”, “il tuo inglese con i delfini” o che so io. Ma non era certo colpa mia se c’era un mare di gente ovunque e code più lunghe di quella di una balenottera azzurra! In quelle condizioni, insomma, perdere la bussola era più facile che bere un bicchier d’acqua. E fu appunto quello che successe: a un certo punto persi il contatto con la nave madre e mi ritrovai pesce piccolo in quell’oceano di corpi sconosciuti, in quella babele di lingue incomprensibili.
Quando compresi la situazione, entrai solo un tantino nel panico – divisa fra il richiamo degli acquari e invece la preoccupazione di essermi smarrita. Per questo, credo, faccio un po’ di confusione a ricostruire gli eventi. Per quanto mi riguarda, ricordo un black out in tutto il “Pianeta”, anche se di pochi secondi. Ma i miei genitori e, soprattutto, quella peste di mio fratello sostengono che me lo sono sognato: «Mi sa che sei svenuta dalla paura», sostiene la peste. Comunque – a parte per questa piccola zona d’ombra – quello che ci interessa sono i meravigliosi eventi successivi: e quelli li ricostruisco perfettamente e non me li scorderò mai, campassi cent’anni.
5. Un ragazzino davvero strano
Quando tornò la luce, stranamente la folla era scomparsa e davanti a me c’era solo un ragazzino:
«Ciao! Tu devi essere Petra»
Lasciamo perdere che conoscesse il mio nome, ma tutto il suo aspetto era strano: aveva capelli molto lunghi che ravviava ogni minuto, come un tic; quando lo faceva, per un istante apparivano i suoi occhi stranamente grandi, con un’espressione stranamente fissa. Al contrario il suo corpo, dava l’impressione di qualcosa di instabile e sfuggente.
Dirò la verità: all’inizio quel tipetto mi faceva un po’ paura.
«Ti sei persa?»
«Mi sa. E tu chi sei?»
«Mi chiamo Glauco e sono la guida di un’attività, qui all’acquario»
«Glauco? Tipo il ragazzo-pesce della mitologia greca?»
«Brava! Nell’attività c’entrano proprio gli antichi miti del mare»
Quelle parole mi fecero scordare tutto il resto:
«Wow! E come funziona, nel dettaglio, questa attività?»
«Si chiama “acquario mitologico” e starà aperto solo nel primo mese dell’inaugurazione – più precisamente nei giorni e nelle ore che decido io. Ora, per l’appunto, ho appena deciso che si apre: non hai che da seguirmi e vedrai qualcosa di fantastico»
«Un esempio?»
«Sentito mai parlare di tritoni?»
«Certo!»
«Sirene e “vecchi del mare”?»
«Ma certo! per chi mi hai presa?»
«Bene, se mi segui potrai vederli da vicino e, soprattutto, ’live’»
«Davvero? Ma non ho mai sentito dire che ne esistessero degli esemplari ancora in vita»
«Invece al “Pianeta Blu” – e solo per questo mese – ci sono eccome!»
«Mmh, però i miei vecchi mi staranno cercando»
«Se vuoi perderti l’occasione della vita …»
«E poi c’è un’altra cosa non mi torna»
«Sarebbe?»
«Dovrebbero esserci banchi di ragazzini pronti a fare a pugni per seguirti. Invece …»
«Non credere, Petra! La mitologia non tira più come una volta»
«No, sento che c’è una fregatura … Ho capito! Il biglietto costa un occhio della testa?»
«Ma se è gratis o quasi …»
«Ah, lo sapevo: sputa il rospo!»
«Niente rospi … solo, ehm, alghe»
«Alghe?»
6. Alghe magiche
«Sì, abbiamo una convenzione con il ristorante dell’acquario: invece del biglietto si acquista una porzione di queste alghe fritte. Nulla di strano, solo un po’ di pubblicità»
Non so da dove l’avesse preso, ma ora Glauco mi stavo porgendo un cartoccio pieno di alghe ancora fumanti:
«Guarda che sono buonissime: una vera raffinatezza»
«E quanto costano, queste alghe?»
«85 corone»
«Ah, però! E quanti euro sarebbero?»
«Al cambio attuale, vediamo … circa 11 euro e 25 centesimi»
«E secondo te, caro il mio Glauco, dove li vado a pescare tutti quei soldi?»
«Ti consiglio di guardare nella tasca destra»
Non so perché ma mi misi a frugare dove mi aveva detto; e con mia grande sorpresa venne fuori proprio la cifra richiesta: 85 corone.
«Non capisco …»
«Un segno del destino! Forza, mangia quelle alghe, che s’inizia»
Non andavo matta per le alghe ma mi sembrava il caso di fare un’eccezione:
«Però, niente male. Bisogna che lo dica alla mamma»
«Complimenti, Petra! Da questo momento sei ufficialmente la prima visitatrice del Grande Tour Mitologico del Pianeta Blu»
«Che strana coincidenza», pensai a voce alta inghiottendo l’ultimo bocconcino, «se non ricordo male fu proprio per avere mangiato delle alghe che il giovane Glauco da pescatore si trasformò in un dio marino e …»
Senza terminare quella frase, volsi lo sguardo prima al cartoccio di alghe fritte poi a quel ragazzino dagli occhi troppo grandi, con quell’espressione troppo fissa, da pesce:
«Oddio è … è … è quello che penso io?»
«Ormai, Petra, non ti resta che goderti il grande spettacolo!»
Esattamente in quel momento un moto improvviso di panico, passando dalla pancia all’esofago, si trasformò – contro il mio volere, sia chiaro – in un sonoro rutto.
7. Una specie di tuffo
Un ulteriore effetto di quelle alghe fu mettere a fuoco chi mi ricordava Glauco: assomigliava di brutto a Danny Torrance, il famigerato ragazzino protagonista del mio film preferito – Shining, di Stanley Kubrick. Non era un presagio fantastico, ma al momento avevo cose più serie di cui preoccuparmi. Per esempio, sempre a proposito di effetti collaterali, m’era venuto in mente che Glauco-Danny poteva averci messo di tutto, in quelle alghe: anche una droga per condizionasse la mia volontà.
Fatto sta che mi trovai a salire, dietro di lui, due piani di scale fino a raggiungere una sala rettangolare, mal illuminata, al cui centro si apriva una specie di botola a tenuta stagna chiusa da una ruota di metallo:
«Eccoci arrivati, Petra»
«Che strano ingresso, per un acquario»
Mentre l’apriva, Glauco sorrideva in modo sinistro:
«Ora non devi fare altro che buttarti giù»
«Cosaaaa?»
La sala non era illuminata bene, come ho detto, e non vedevo assolutamente dove quella botola sbucasse. Senza contare che non mi piaceva per nulla l’idea di “buttarmi giù”»
«Tranquilla, Petra: è solo uno scivolo che finisce nell’acquario»
«Solo uno scivolo?! Non posso, Glauco, non posso assolutamente»
«E perché?»
«Ti ho detto che non posso»
Ma già mi trovavo con un piede nel vuoto.
«Le hai mangiato quelle alghe, no? E di che hai paura?»
«Glauco, io …. io ….»
Solo nell’esatto istante in cui mi lasciavo andare trovai il coraggio di confessare l’orrendo segreto che anche tu, ormai, avrai già intuito: sì, è vero, amo mare, pesci e acquari sopra ogni cosa ma …:
« … non so nuotareeeee!!!»
Troppo tardi! Già cadevo a corpo morto giù per uno scivolo che mi avrebbe consegnato a un cubo di vetro pieno d’acqua: se non ero, senza saperlo, la reincarnazione del grande Houdini, quella per me era la fine. Mentre già pensavo che avrei dovuto stare più vicina alla mia famiglia – persino alla peste del fratellino – sentii la voce di Glauco:
«Le alghe, Petra, le alghe ti salveranno»
Fu così che ebbe inizio il viaggio più incredibile della mia vita.
8. La metamorfosi
«Vedi, Petra, stai nuotando!»
Oddio, che gioia, era vero! Completamente immersa nell’azzurro di quell’acquario, nuotavo come un pesce e non avevo nemmeno bisogno di respirare.
«Come è possibile, Glauco?»
«Le alghe, Petra, le alghe»
«Wow!!! Faresti un sacco di soldi, a venderle in piscina o al mare»
«No, no, amica mia! Deve rimanere un segreto per pochissimi. Seguimi, ora: voglio presentarti a tutti i miei amici»
Con capriole e giravolte pinneggiavo felice dietro di lui, seguendolo ovunque andasse. Oh, chi potrebbe raccontare la bellezza di quei fondali e delle creature che incontrammo? Farò quello che posso, però, limitandomi alle visioni più spettacolari.
Come se mi leggesse nel pensiero, Glauco mi portò subito dalle mitiche Sirene:
«Eccole là, Partenope, Leucosia e Ligea: sei contenta?»
Erano morbidamente sdraiate su un prato d’alghe, impegnate a pettinarsi i capelli con movenze flessuose e la testa che ondeggiava come quella di gatti accarezzati – più belle di quanto le rappresentino nei libri e nei film.
Quando mi videro, mi salutarono sorridendo:
«Cara Petra, che piacere vederti qui!»
E stavano già per cantarmi un canto di benvenuto, credo, quando Glauco, strattonandomi per un braccio, mi sussurrò:
«Ora è meglio andare: ci sono cose altrettanto interessanti (e meno pericolose) da vedere».
C’eravamo spinti ancora più giù, nella profondità di quell’azzurro quando Glauco attirò la mia attenzione:
«Da quella parte, Petra! Arriva un tritone»
Era un tipo imponente, con una grande barba i cui riccioli fluttuavano come alghe. Solo il volto e il torso, però, erano di forma umana, mentre la parte inferiore terminava in una coda da pisce. Non procedeva a nuoto ma solennemente su un carro trainato da delfini e simpaticissimi leoni di mare:
«Salve Petra, ti sei decisa a venirci a trovare!»
«Salve a lei, signor Tritone»
Scambiammo due chiacchiere veloci, poi la visita guidata continuò: raggiungemmo così i Vecchi del mare – Proteo e Forco – attraversammo le acque della pericolosa Scilla, andammo in visita ad alcune Nereidi, fra cui la madre di Achille. Quel tour, signore e signori, per quanto si svolgesse con una fretta che trovavo eccessiva (se non sospetta), era qualcosa da strofinarsi gli occhi e le valeva tutte, le 85 corone. Anche se non mancarono momenti di tensione: come l’attraversamento di una corrente in cui fluttuavano meduse mai viste, che avevano lunghi e sibilanti serpenti al posto dei tentacoli.
«Che sogno, Glauco, non ti ringrazierò mai abbastanza di avermi invitata»
«Sono contento che ti piaccia»
«Ma posso chiederti una cosa?»
«Certo, Petra»
«Perché tutti mi salutano come se mi conoscessero?»
«Ancora un po’ di pazienza, amica mia: l’ultima tappa del tour risponderà a questa tua domanda; e ti svelerà il vero motivo per cui sei giunta fin qui»
«E qual è, dunque, questa ultima tappa, Glauco?»
«Alle isole delle Oceanine»
E con poche bracciate fu ancora più giù, ancora più in profondità.
9. Una gemella sui fondali
Le Oceanine erano, nel meraviglioso mondo delle acque, l’equivalente delle ninfe per monti, boschi e sorgenti: figlie di Oceano e Teti, sarebbero state tremila e forse anche di più, almeno a dare retta a qualche antico autore. Questo e poco altro sapevo di loro prima di quel tour con Glauco; ma ignoravo qualcosa che mi riguardava da vicino, al punto da cambiare profondamente la mia vita.
«Ah, eccola là», esclamò Glauco.
Guidandomi laggiù, mi aveva avvisato dell’esistenza di un’Oceanina dal nome molto simile al mio:
«Sì, si chiama proprio Petrea»
La cosa già di per sé mi aveva colpita; ma adesso che era davanti a me, rimasi a dir poco sbalordita: era come stare davanti allo specchio, tanto quella strana e meravigliosa creatura mi somigliava.
«Ciao Petra! Sono anni che ti aspetto»
«Ciao Petrea, è un gran piacere conoscerti»
«Ora vi lascio sole», disse Glauco, «avrete un sacco di cose da dirvi. Ricordatevi però che il tempo a disposizione non è molto»
Non so per quale strano e abissale mistero, la mia conoscenza con quell’Oceanina non seguì il percorso normale. Sapete come funziona di solito, no? Si parte in prima, poi si ingrana la seconda, poi (nei casi fortunati) si passa alla terza … Macché, era bastato scambiare poche parole, lei ed io, per ritrovarci subito in quarta con una sintonia meravigliosa non solo nel dialogo, ma anche nei gesti, negli sguardi, nei sorrisi. E già bruciavamo dal desiderio di inoltrarci ancora su quella via, con altre domande e risposte, per scoprire se esisteva anche la quinta marcia mella nostra amicizia e poi, chissà, persino la sesta! E mentre confrontavamo i nostri desideri, le paure, le certezze e i sogni – che avevano straordinari punti in comune – guizzavamo fra le correnti con un senso di leggerezza di cui mi ricorderò ogni volta che rivedrò i miei neon e i guppy.
Quando Glauco tornò da noi, mi sembrò che fossero passati solo pochi secondi.
10. La grande tentazione
Puoi bene immaginare, credo, quanto protestai all’idea che il tour fosse finito e che dovessi lasciarmi alle spalle quel mondo favoloso – tanto più adesso che avevo trovato la mia anima gemella:
«Ma tu Glauco, grazie a quelle alghe sei rimasto qui sotto per sempre!»
«Cosa c’entra, Petra, erano altri tempi, quelli: mare molto meno inquinato, vita più semplice eccetera eccetera …»
«No, non è giusto! Voglio avere anch’io la tua stessa chance»
«Mmh, sei convinta di quello che dici, amica mia?»
«Certo che sono convinta», gridai, con un certio orgoglio.
«No, perché in verità, una possibilità ci sarebbe anche»
«Dici sul serio, Glauco?»
«Credo di sì»
«Ma è magnifico!»
«Si tratterebbe di farsi ricevere da Poseidon – e questo è fattibile- compilare alcuni moduli e infine superare le prove d’ammissione»
«E che aspettiamo, ancora?»
L’espressione di Glauco si fece più seria:
«A una condizione»
«Cioè?»
«In questo caso, Petra, dobbiamo allungare il tour di una tappa»
«Ma certo, ben volentieri»
Glauco allora si mise a nuotare, in linea orizzontale questa volta, finché arrivammo davanti a una grande superficie di vetro. Quando fummo abbastanza vicini da guardarci attraverso, mi accorsi che non era così buio da non poter vedere nulla:
«Non noti nulla di speciale?», chiese il ragazzo-pesce.
Strizzai gli occhi. Doveva essere una delle sale del “Pianeta Blu”: vedevo molti bambini davanti alla vetrata e degli adulti indaffarati a richiamarli. All’improvviso ci fu un po’ di confusione e fra la gente vidi …
Vidi i volti disperati dei miei genitori e del mio fratellino mentre attraversavano di corsa la sala dietro gli agenti della sicurezza.
11. Petra ora sa nuotare
Se tu che mi leggi hai la sfortuna di avere già raggiunto l’età della ragione (dieci o undici anni o anche prima in casi drammatici), senza dubbio penserai che tutta questa storia è troppo svalvolata, per essere credibile. Lo so bene, per il fatto che io stessa, ahimé, ho già raggiunto quell’infelice età. E infatti, già mentre sedevo sul volo che ci riportava verso casa, avevo iniziato a dubitare della mia fantastica avventura. “E se mi fossi sognata tutto?”, mi ripetevo guardando le nuvole grigie dall’oblò, “E se davvero fossi soltanto svenuta, come sostiene quella peste di mio fratello?”:
«Invece io ho visto i delfini! E gli squali tigre! E …»
«Stai zitto scemo!»
E così me ne stavo appiccicata al vetro, non poco depressa. Per tirarmi su mi venne in mente che, con un po’ di fortuna, doveva essermi rimasta una liquerizia nelle tasche dei pantaloni. Quando andai a frugarci, però, c’era solo un bigliettino. Lì per lì, immaginate, ne fui molto delusa. Ma non appena l’osservai meglio cacciai un urlo di gioia che fece voltare verso di me buona parte dei passeggeri: era la ricevuta del ristorante dell’acquario che attestava l’acquisto di alghe fritte per la somma di 85 corone danesi!
«Grazie di averci scelto»
E sotto erano state aggiunte due righe scritte a mano:
«Ciao Petra! È stato bellissimo conoscerti e tornaci a tornare presto.
Glauco e Petrea»
Se poi questo scontrino (che porto sempre nel portafogli) ancora non ti bastasse come prova della mia avventura, allora troviamoci pure uno di questi giorni alla Piscina Comunale: quanto alla distanza e allo stile per la sfida – crawl, rana, delfino o dorso – scegli pure tu come meglio preferisci. Tanto non hai nessuna speranza di vittoria, contro Petra, la ragazza-pesce.

Tratto da: Luca Soverini, La ragazza che divenne pesce e altri racconti di metamorfosi, Mursia

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