La sete — Metamorfosi d’amore

«I sassi – chi lo crederebbe se non lo attestasse una tradizione così veneranda – cominciarono a perdere la loro fredda durezza, ad ammorbidirsi a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma» Ovidio, Metamorfosi, I, 400-403

1. Non luoghi
Mentre il taxista che li aveva accolti all’aereoporto intrattiene la moglie dallo specchietto retrovisore, lui osserva i pali della luce scorrere e allontanarsi sullo sfondo del deserto.
Dunque, dopo tanto errare, dopo tanto affannarsi e cercare, è a questo orizzonte che lo riconduce il destino.
Ha qualche giorno, adesso, per capire perché.

2. Stanza 348
Dalla camera dell’albergo a quattro stelle (ovunque lo stesso odore come di plastica) ha tutta la calma che vuole, per osservare il deserto. Se strizza gli occhi al di là della nebbia sabbiosa sollevata dal vento, per esempio, nota un monte che ostende il suo profilo evanescente.
Che sia quello, il Sinai?
La moglie dorme, intanto, e le lenzuola odorose di plastica coprono solo in parte il suo corpo nudo, affascinante come un miraggio. Allora le si avvicina, osserva i suoi occhi chiusi – per godere il filo appena percettibile del suo respiro.
Nel corridoio gli pare di sentire rumore d’acqua, proveniente forse dai rubinetti di una camera vicina.

3. All inclusive
Finisce di bere un succo di frutta viola, le passa la marmellata di arance, va a prenderle un secondo caffé e crêpe al cioccolato. Nel farlo guarda intorno gli altri tavoli di bambini, donne e uomini indaffarati negli stessi rituali: crêpe al cioccolato, caffé, marmellata d’arance, succhi di frutta viola … E si domanda come sia possibile, nel deserto, quella confusione, quel disordine, tutti quei colori e quegli odori?
Allora, tornato al tavolo, si aggrappa alle bocca di lei, con la scusa di baciarle via una briciola di crêpe impigliata fra le sue labbra. Lei ricambia lo scherzo – o è fastidio? – infilando nella sua bocca la punta della lingua, fresca di succo d’arancia.
Ma intanto, dentro, il nulla cresce – lo sente risalire inesorabile le tacche della sua anima, scatto dopo scatto.
Non gli fa paura, però, anzi: lo attrae.

4. Sinai o snorkeling?
«Facciamo una gita, oggi, amore?»
Il catalogo del tour operator è assai ricco – e sa di plastica, come tutto il resto.
«Quanto è lontano il Sinai?».
Anche quel monte sacro, dunque, sarà assalito da schiere di pulmann con gli stessi orari, gli stessi riti?
Un tempo, chissà, un posto come quello doveva emozionare, a qualcuno avrà persino cambiato la vita.

Mount-Moses

«Che fai, amore? Ti metti a fumare?»

5. La piscina
A bordo piscina lo ridesta il tuffo sincronizzato di quattro bambini francesi afflitti da una certa obesità. L’odore dolciastro delle creme solari, l’animazione e quel caldo asfissiante che sale se solo fissa la distesa di sabbia all’orizzonte … sì, adesso ricorda. Per questo si gira dall’altra parte, spiaggia Moby Dick vicino ai bicchieri vuoti, si sporge dalla sdraio e china dolcemente su di lei: le bacia i capelli come fiori grondanti di rugiada, sfiora il commovente Sinai del suo seno, andando giù verso il roveto ardente del pube. Ah, la sua pelle! Ogni volta si meraviglia di come sia perennemente profumata e luminosa, perennemente avvolta come in un invisibile velo d’acqua. Forse è per quello che, se prova a stringerla, gli scivola via – come un miraggio. Solo per quello.

Sharm2

6. Notturno
Un impiegato della reception, con inglese d’automa, gli aveva spiegato che solo i tupoleev russi decollavano a notte fonda – certo che avevano cercato di impedirlo, ma non c’era stato nulla da fare. Ecco perché, adesso che il boato e il tremore si sono esauriti e si sentono soltanto i loro respiri, il corpo nudo della moglie disteso vicino al suo gli fa venire in mente una pista d’atterraggio silenziosa, su cui abbia appena nevicato.
(L’impiegato gli aveva anche confidato che sulla coda di ogni tupoleev era stata dipinta una pin up – come un tatuaggio).

Che stupido, comunque, a non conservare per la notte una bottiglia d’acqua fresca-

7. Problemi al bancomat
«Si tratta solamente di capire perché»
Fra sé e sé pronunciava quella frase sempre più spesso: gli cadeva fra i pensieri come granelli di sabbia dalla clessidra. E iniziava ad esserne ossessionato.
Una prima cosa, tuttavia, si sentiva di teorizzarla:
«Il deserto contrasta con la liquidità in ogni sua forma»
Anche se si tratta solo di soldi

8. Attesa
Mentre lei s’intrattiene con una coppia svedese, e prende in braccio il loro bambino, lui decide che la precederà in camera. Così sale da solo i gradini sentendo più acuto che mai quell’odore di plastica.
Sa già che dovrà aspettarla a lungo. E allora, sbirciando dalla finestra, può concentrarsi su quella visione: il deserto, il vento che alza la sabbia, e il monte della rivelazione laggiù sull’orizzonte nebuloso. Anzi ora gli sembra che soffi nella sua testa, quel vento, pronunciando un suono suadente, fra il velare e il fricativo .. vvvh ..
Aspetta e fuma – lui che non ha mai saputo fare né l’uno né l’altro.
Lì, in quell’albergo aromatizzato alla plastica, nel deserto battuto dal vento, lì qualcuno gli dica, con le parole più chiare, che cosa gli chiede il suo destino – e quanta sabbia ancora gli rimane nella clessidra.

9. La sete
E poi, proprio lì, in una delle 350 stanze similissime, in un confortevole letto di fabbricazione svedese, vicino all’impianto di condizionamento, in quell’oasi di plastica in mezzo al deserto, mentre lo schermo della tv giapponese sul tavolo di legno svedese trasmetteva odore di plastica e le colorate immagini della via crucis e di una gara di F1, lì hanno fatto l’amore.
Neanche quello, però, era bastato ad estinguere la sua sete.
«Mi passi la bottiglia, amore?»

10. Sogno
Quella notte stessa, finalmente, tutto il mare di Moby Dick era uscito dalla sua mente per inondarla; o forse era il Mar Rosso, quando Mosè lo divise in due – oppure i mulinelli e i gorghi di qualche diluvio universale. Fatto sta che non finiva mai di essere trascinato da tutta quell’acqua; e, a dire il vero, così a lungo ne era rimasto sommerso che non doveva essere nemmeno più lui a vedere quello spettacolo, ma il cadavere di se stesso.
Eppure non si risvegliò per tutta la durata di quel sogno: come se sapesse che la cosa davvero paurosa l’avrebbe travolto al risveglio.

11. All inclusive
Al risveglio, in effetti, davanti al ritrarsi di quelle acque inconsce, davanti alle ultime immagini che come relitti sulla sabbia avevano lasciato, tutto gli risultò di una chiarezza terribile – assai vicina alla banalità: il succo di frutta viola, la marmellata di arance, il secondo caffé, le crêpe al cioccolato …

12. Miraggi
Mentre l’oscurità inghiottiva quella cattedrale di 350 stanze tutte uguali, davanti allo specchio della 348 la moglie teneva tra le mani tremanti un biglietto:
«Amore, amore, amore mio … con tutte le forze ho gridato nel deserto, cercando di arrivare fino a te, ma non ne sono stato capace. E ora sarebbe inutile cercarmi, perché sento che sto già svanendo».
Il biglietto le scivolò dalle mani, svolazzando lungo il suo corpo pietrificato.
Dalla finestra avrebbe ancora potuto vedere, in lontananza, l’evanescente sagoma di lui che, detergendosi il sudore, s’incamminava verso il profilo sempre più evanescente del monte. Ovunque girasse lo sguardo, c’era solo sabbia intorno a lui. Ma quella nella sua clessidra, ormai era agli sgoccioli.

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