“L’eroe dai mille volti” di J. Campbell

Nel 1949 usciva il libro più famoso di uno dei più famosi studiosi di mitologia comparata del Novecento: L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell (prima edizione italiana nel 1958, per Feltrinelli),
Come dice l’autore nella prefazione, “scopo del presente libro è rivelare alcune delle verità mascherate dietro le immagini della religione e della mitologia, radunando una gran quantità di esemplificazioni piuttosto semplici e lasciando che l’originario significato riaffiori da sé”

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In realtà, chiarissima quanto sorprendente (per non dire sconvolgente), era anche l’idea su cui Campbell basava e ordinava il ricchissimo materiale mitologico raccolto nel suo libro: cioè la celebre tesi del “monomito”.
In parole semplici,  lo studioso constatava che qualsiasi racconto mitico — che fosse assiro-babilonese, o egizio o greco, oppure un racconto biblico —inevitabilmente si snodava attraverso tappe che, per quanto potessero variare nelle forme e nelle apparenze, erano irrinunciabili e sempre le stesse; e sempre concatenate attraverso meccanismi identici e identiche tipologie umane (qui chiamate, junghianamente, “archetipi”). Ecco dunque che, all’occhio attento dello studioso, i mille racconti costitutivi di culture lontanissime nel tempo e nello spazio assumevano la forma totemica e misteriosa di un unico “monomito”. Con i tanti e significativi interrogativi che una deduzione di questa portata comportava.
Il libro e la sua tesi, naturalmente, furono criticati e discussi, da più punti di vista. Ma ben più significativo e clamoroso fu il consenso che suscitarono, al di là delle università e della società intellettuale — fino quasi a diventare un fenomeno di massa.
La trasmissione televisiva ideata da Campbell e intitolata Il potere del mito fu un successo popolare senza precedenti (circostanza difficile da immaginare oggi).

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E in particolare fu significativa la ricaduta di queste idee su una delle più potenti fabbriche di miti del mondo occidentale: Hollywood.

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Da L’eroe dei mille volti, infatti, lo sceneggiatore statunitense Christopher Vogler trasse un agile breviario intitolato Il viaggio dell’eroe, che iniziò a circolare fra tutti gli addetti ai lavori delle case di produzione cinematografiche.
Vi comparivano — sintetizzate, semplificate e inevitabilmente rese normative — tutte le tappe che sarebbe stato necessario rispettare per dare a qualsiasi copione la forza magica e millenaria di un mito:

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Era preparata così la strada per la creazione di alcuni miti occidentali di Fine Millennio: come, per esempio, la complessissima saga di Guerre stellari.

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