Segugi dell’invisibile. Storie di cani sulla tomba dei padroni (parte I)

Gira su internet un video d’animazione imperdibile per chi ama i cani. Si intitola “How dogs smell” e il suo testo è opera di Alexandra Horowitz, autrice di un trattato scientifico sull’argomento: Inside of a Dog: What Dogs See, Smell, and Know. Il video rivela cose sorprendenti sulla neurologia dell’olfatto canino, spiegando bene perché il naso è l’organo di senso più importante per gli amici a quattro zampe. Al tempo stesso fa riflettere su alcuni meccanismi epistemologici di noi umani che, invece, abbiamo eletto la vista a principale organo di senso; talvolta insinuando il dubbio che si sia fatta la scelta giusta, per esempio quando afferma: «La cosa più incredibile dell’olfatto del tuo cane è che può viaggiare nel tempo». La Horowitz allude qui alla ben nota abilità canina di annusare tracce di eventi passati – per esempio il passaggio di una lepre o di uno spacciatore; nonché a quella (meno ovvia) di ’aver sentore’ in anticipo di eventi che stanno per succedere – per esempio il ritorno a casa del padrone. Fino alla sorprendente conclusione: «Dunque, mentre noi vediamo o udiamo una cosa per un singolo istante, il tuo cane annusa un’intera storia dall’inizio alla fine». La sezione del video è introdotta da questa immagine, che mi ha ipnotizzato a lungo:

annusare
Annusare il tempo.

La ragazza è disegnata al tratto: convenzione per cui si intende che, al tempo stesso, risulta invisibile al ragazzo e invece ’visibile’ al cane – sia che sia già passata di lì, sia che stia per arrivare. E questo lo capivo. Non capivo invece perché mi affascinava tanto questa scena abbastanza banale.
Poi ho ricordato.

***

Nelle stanze del MUSEO NAZIONALE DI ATENE una delle opere più toccanti è la stele funeraria dell’Ilisso attribuita a Skopas – o alla sua scuola (circa 340 a. C.). Non dovete nemmeno cercarla, se entrate lì dentro: sarà lei a chiamarvi, tale è il suo magnetismo.

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Stele funeraria dell’Ilisso. 

Il giovane nudo che ci guarda è il defunto: di certo un nobile amante della caccia, dal momento che nella sinistra teneva un bastone per la cattura delle lepri. Ai suoi piedi, un ragazzino – forse uno schiavo – con il capo reclinato sulle ginocchia. Sulla destra, immerso nel suo dolore pensoso, il padre. Last but not least, il suo segugio, intento ad annusare freneticamente una traccia sul terreno (sembra quasi di sentirlo uggiolare di eccitazione). Ad attrarci, in quest’opera, non è solo la stupefacente bellezza: c’è, al tempo stesso, qualcosa di perturbante – per dirla con Freud. E questo qualcosa credo sia l’impossibilità di distinguere il morto dai vivi: tutti sono sullo stesso piano e non c’è nessuna convenzione apparente (nessuna linea tratteggiata, per intenderci) a farci capire che quel ragazzo è morto e che dunque i vivi non potranno vederlo mai più.

Il discorso è molto complesso e rischieremmo certo di perderci, non fosse che ora abbiamo una pista precisa da seguire: il naso del cane e il video da cui siamo partiti! Come ci ha ricordato la Horowitz, ciò che per noi uomini è passato è invece ancora presente nell’apparato olfattivo del segugio. In altri termini, anche se non può vederlo, il cane sente il padrone ancora lì, vicino a lui, da qualche parte; e per questo continua a cercare, freneticamente. È una traccia interessante. Perché, se ci pensiamo, la situazione è simile anche per il vecchio padre. Suo figlio, infatti, non si è dissolto nel nulla: se non con gli occhi, può ancora vederlo con il ricordo – cioè con la vista della mente. Quanto al bambino con la testa china, qui viene la parte più misteriosa (e affascinante) dell’interpretazione. Dorme. Dorme un sonno profondo che deve essere in relazione simbolica con il sonno della morte. Qualche studioso si è spinto a pensare che la visione stessa del defunto non sia altro che l’innocente sogno del bambino. E ci troveremmo allora di fronte a un terzo modo di “vedere” l’invisibile, utilizzando strumenti diversi (e superiori) rispetto alla vista.
Se così fosse, il significato del monumento sarebbe paradossale: la più materica delle arti visive – la scultura – usata per mettere in guardia gli uomini rispetto ai limiti della vista e del visibile; e per invitarli a cercare un modo di “vedere” attraverso altre sensazioni.
Proprio come fa ad ogni angolo, cespuglio, escremento, radice, zolla, ad ogni refolo di vento… il nasone vibrante del nostro peloso amico.

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2 risposte a "Segugi dell’invisibile. Storie di cani sulla tomba dei padroni (parte I)"

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